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Pathos e fede nei riti della settimana Santa in Calabria
Cultura Calabra
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Il territorio calabro è disseminato di piccoli centri che si snodano lungo la dorsale appenninica e la catena costiera dando luogo a un paesaggio antropico vario che come un guanto segue le straordinarie asimmetrie naturali.

Il territorio calabro è disseminato di piccoli centri che si snodano lungo la dorsale appenninica e la catena costiera dando luogo a un paesaggio antropico vario che come un guanto segue le straordinarie asimmetrie naturali.

Bova (RC). Festa delle “Pupazze” o delle “Persephoni”
Bova (RC). Festa delle “Pupazze” o delle “Persephoni”

La geografia impervia e movimentata è la fonte scatenante la sequenza di piccoli ecosistemi socioculturali plasmati su un'economia di sussistenza che ha saputo sfruttare o meglio, far fruttare nel tempo la produttività del territorio, instaurando con esso un rapporto di amore non esente da conflitti, e quindi dinamico.

Analizzando le singole realtà territoriali che nei secoli hanno mantenuto intatte le proprie tradizioni si ha l'impressione di trovarsi di fronte a contenute quanto stoiche città stato greche, ciascuna con una innata predisposizione egemonica sulle circostanti, predisposizione che, in taluni centri è tutt'oggi particolarmente avvertita, nonostante gli scambi siano più facilitati rispetto al passato. Culla di svariate dominazioni e innesto di popolazioni fuggiasche scampate alla sventura e alle persecuzioni in terra d'origine, la Calabria ha conservato, specie laddove il tardivo progresso lo ha consentito, tracce di antiche migrazioni che hanno lasciato impronte indelebili proprio nella tradizione pasquale in cui il tema del passaggio da una condizione all'altra proposto dalle Scritture sembra combaciare con l'avventura di interi popoli.

Il comune denominatore culturale dei vari centri riconduce all'antica Grecia, al periodo più affascinante dell'intera civiltà greca, ossia all' VIII-VII sec.a.C. in cui la spinta colonizzatrice incontrava la necessità di mantenere le radici, portandole dentro di sé nell'approdo a nuove terre. Ma non è tutto solo greco quel sentore di arcano che si respira in Calabria. Forse, paradossalmente, i Greci, riversandosi in questi territori hanno lasciato filtrare elementi che poco ricordano il senso di equilibrio e di armonia su cui hanno improntato la loro magnifica civiltà, seminando l'humus dell'irrazionale appreso dalla vicina Tracia che ha dato vita alla cultura dionisiaca. Del resto, come ricorda il mitologo W.F.Otto nella sua opera Dioniso il dio della sfrenatezza approdò in territorio italico proprio qui in Calabria, sulla ionica Locri. E proprio in questo lembo di Calabria, in particolare a Bova, inserito tra i 100 borghi più belli d'Italia, in occasione della Pasqua, festa del passaggio dalla morte alla vita, si svolge un rito dagli spiccati accenti mediorientali ascrivibile al risveglio di Persefone che ritorna dagli Inferi per garantire prosperità a tutta la comunità. Ancora oggi il paese si stringe attorno alla processione di figure antropomorfe femminili fatte di spighe e frutta simboli di fertilità e posperità. Il risveglio della primavera associato al culto di Persefone proprio qui in Calabria ha dato alla luce fruttuose testimonianze grazie al ritrovamento in territorio vibonese di una serie di statuine in argilla di manifattura greca, esempi di teofania relazionati alla fioritura dei campi.

Il territorio qui in Calabria parla e comunica da sempre con l'uomo. Le asperità sono un chiaro invito rivolto all'individuo a scendere in se stesso per abbracciare la sua componente indomita capace di esprimersi attraverso le passioni e il dolore. Il rigore che accompagna le sacre celebrazioni nella Settimana Santa, alcune crude e impressionanti come il rito dei Vattienti a Nocera Terinese e a Verbicaro, testimoniano il ruolo portante della collettività in Calabria nel rendere gestibile il dolore della morte che s' identifica sul piano archetipico con la disintegrazione dell'individuo, convertendolo in vita e ponendolo come motivo di ringraziamento.

In ciò si esplica la redenzione che avviene tramite il rito stesso.

La diintegrazione assurge al grande tema della produttività e in questo passaggio si ravvisa l'aspetto fertile del rito. Le regole sono sostanziali affinché il processo di trasformazione si compia, senza mai scadere in rigidi dettami, ma semmai esprimendo una seria e composta compartecipazione al dolore veicolato dalla celebrazione. In Calabria ogni sfogo viene ad essere quindi regolamentato dai riti, e ciò é riscontrabile anche nel ballo della tarantella che segue, a differenza della taranta, uno schema di battiture rigido sostenuto dai figuranti ballerini, testimoni di un'anarchia passionale combattuta con l'estro dell'arte capace di assimilare il dolore e di dissimularlo attraverso la condivisione collettiva.

 

Ippolita Sicoli

Dott.ssa Ippolita Sicoli

(Specializzata in Antropologia, Eziologia, Mitologia e Discipline Esoteriche)

LA FINESTRA SULLO SPIRITO

https://www.facebook.com/ippolita.sicoli

 

Libri scritti da Ippolita Sicoli:
Il canto di Yvion Storie di pecore e maghi Nel ventre della luce Il solco nella pietra

 

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