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Le comunita' rurali e il culto di San Giorgio

Cultura Calabra
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La Calabria è una regione unica per spazi e asperità capaci di intessere geografie di stupefacente armonia che si compone di ineguagliabili singolarità.

Quadro San Giorgio
Quadro San Giorgio, chiesetta della Madre dei Pellegrini, Acquappesa (CS). Pittore Totò Serio

Gli interni sono tele e qui la profondita' dello sguardo smarrisce il contatto con l'uomo la cui traccia rinviene nelle rade impronte di vita. Se i litorali imprimono il ruggito di caotici e fugaci scambi, è all'interno che la dimensione uomo natura emerge nella sua vigorosa essenza che non toglie ma ridonda nell'indomito cuore del paesaggio. Le comunità rurali raccontano di tradizioni e radici comparse nella notte dei tempi sempre ravvivate dai racconti di chi smarrisce la via della propria egocentrica individualità per fondersi senza confodersi in qull'insieme tenuto unito da ogni singola voce. 

Non c'é contrada, piccola frazione internata che non si sia sviluppata intorno a un proprio credo o centro che abbia come riferimento il lavoro agricolo e il rapporto con la natura. Il sentimento di condivisione è avvertito in modo speciale laddove si nasconde un'origine greco bizantina, di radici basiliane. Prendendo spunto da quanto narrato anche nei Vangeli in relazione ai primi Cristiani, i Basiliani condividevano tutto tra loro, riservandosi ciascuno la propria dimensione mistico religiosa. La Chiesa greco bizantina ha mantenuto viva questa linea di condotta all'interno della ritualita' attraverso il momento dell'Eucarestia che consta dalle origini della presenza di pane lievitato e della distribuzione dei pani a fine celebrazione. Il pane rappresenta il cuore della comunità, è il prodotto effettivo del lavoro di gruppo.

Il 23 aprile ricorre la festa di San Giorgio, il Santo venerato nella Chiesa d'Oriente e non solo, il santo cavaliere che, come dice il nome, è legato alla cultura delle messi e al mondo rurale. Giorgio deriva dal greco antico e significa contadino. San Giorgio, l'Apollo umile, è il cavaliere che lotta contro il paganesimo per ricondurre l'uomo a Dio. Se San Michele è l'arcangelo delle schiere celesti, San Giorgio, così come San Martino, rappresenta l'animo combattivo di chi non si lascia sedurre dall'idolatria e dal male e prende da essi le debite distanze.

In Calabria il culto di San Giorgio è molto sentito specie nelle comunita' ristrette come quella della contrada di Santo Iorio (San Giorgio) nel comune di Acquappesa sulla fascia tirrenica cosentina. Da recenti studi sono emerse antiche testimonianze sulla presenza dei monaci protocristiani insediatisi qui in virtù del territorio disseminato di macchia vegetativa e di antiche grotte, rifugio per coloro che sprimevano la propria fede attraverso la rinuncia della materialità, optando per una vita meditativa.

Nella chiesetta della Madre dei Pellegrini che prende il nome da un'antica tela del XV-XVI sec. rinvenuta in una stalla lì vicino, si è tenuta il 23 aprile mattina una celebrazione eucaristica in onore di San Giorgio presieduta da Padre Casimiro dei frati Minimi. Al termine della liturgia il celebrante ha benedetto il quadro di San Giorgio dipinto e donato alla comunià dal pittore messinese Totò Serio. Il quadro non si discosta dall'iconografia classica che rappresenta il Santo. Difatti non manca il drago, né la giovinetta Selene che si converte al Cristianesimo. Già il nome Selene apre una pista nel paganesimo greco i cui culti di passaggio equinoziali e solstiziali erano legati alle dee Demetra e Persefone e includevano e avevano come riferimento la luna (Selene in greco) e le sue fasi. L'elemento acqua rappresenta il femminile, ma nell'iconografia del succitato Santo acquisisce il significato di passaggio dalla cultura occulta e pagana di stampo matriarcale, a quella cristiana che discende dal Padre, la Luce, e San Giorgio, paladino di Dio, è Colui che sconfigge tutto ciò che è tenebra e non rientra nel dominio del Padre. Per questo è il Santo Patrono degli Ordini Cavallereschi.

Allo stesso discorso si riconduce il culto della Mater Viatorum (dei Pellegrini) una riconversione in chiave cristiana dell'antica dea Ecate greca, la dea agreste dai cento volti (in greco ekaton = cento) protettrice dei viaggiatori notturni e per questo associata all'immagine della luna dalla luce insidiosa ed enigmatica a differenza di quella solare che fuga ogni dubbio e ambiguità.

Ippolita Sicoli

Dott.ssa Ippolita Sicoli

(Specializzata in Antropologia, Eziologia, Mitologia e Discipline Esoteriche)

LA FINESTRA SULLO SPIRITO

https://www.facebook.com/ippolita.sicoli

 

Libri scritti da Ippolita Sicoli:
Il canto di Yvion Storie di pecore e maghi Nel ventre della luce Il solco nella pietra

Locandina evento
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