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Gabriele D'Annunzio, l'uomo e il suo tempo
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Il passaggio dall'Ottocento al Novecento è segnato in Europa dal lento declino delle correnti positiviste che esprimevano fiducia e ottimismo verso la scienza.

Il passaggio dall'Ottocento al Novecento è segnato in Europa dal lento declino delle correnti positiviste che esprimevano fiducia e ottimismo verso la scienza.

Gabriele D'Annunzio, Eleonora Duse
Gabriele D'Annunzio, Eleonora Duse

Nonostante si vedesse costretta ad affrontare diverse problematiche relative alle forti disparità socioculturali ed economiche che la percorrevano dai confini alpini che la separano e affacciano sulle grandi potenze europee, fino, scendendo lungo la dorsale appenninica, alle aree peninsulari un tempo culla delle vestigia magnogreche, l'Italia risentiva del clima di cambiamento. Si erano intanto dissipati gli entusiasmi e altresi inaspriti i rancori fomentati da un processo di unificazione conclusosi solo sulla carta e che ha lasciato forti lacerazioni in seno alle popolazioni meridionali recalcitranti nei confronti di un progetto politico, quello nazionale, servito solo ad accentuare le forti discrepanze tra nord e sud. La romanità che attraversava a fondo il territorio italiano sembrava l'unico appiglio in un'Europa che, seppur interessata dai forti scambi culturali con altre realtà, cercava di consolidare la propria identità, stimolando ii primi focolai nazionalistici che condurranno inevitabilmente ai due grandi conflitti mondiali.

Il provincialismo di cui l'Italia era succube non impediva a figure come Svevo e Pirandello di emergere, seppur collocate in contesti diametralmente opposti, e di portare alla ribalta contenuti nuovi legati alla condizione di disagio psicologico in cui versava l'intellettuale in relazione all'assetto borghese della società. Una condizione di disagio profondo che gl'impediva di trovare una sensata collocazione nel suo tempo.

In questo contesto fa la sua comparsa nel panorama letterario italiano il pescarese Gabriele D'Annunzio che, al contrario dei suoi colleghi di penna connazionali, riesce a calarsi nel ruolo dell'intellettuale capace di veicolare e farsi interprete delle istanze degli Italiani del suo tempo, raccogliendo consensi da subito. La magnificenza di Roma lo seduce, portandolo a riscoprire l'identità nazionale sui fasti della latinità imperiale da rilanciare in una nuova forma di Imperialismo a cui si ricondurrà lo stesso Mussolini. Poeta e scrittore impegnato, trascinatore di animi e grande seduttore di donne, il vate D'Annunzio incarna il prototipo dell'Italiano del suo tempo, andando ben oltre i confini stabiliti dal ruolo di intellettuale, fino a divenire indiscussa icona di florida virilità.

Il piacere
Il piacere

Dissipatore di amori in età matura, il primo D'Annunzio appare vittima accondiscendente del fascino femminile nell'epoca in cui la donna con le labbra sottili e disegnate a forma di cuore era musa ispiratrice di indiscussi ideali che trascendono la materialità, con cui il volgo difficilmente riuscirà a confrontarsi.

Nel romanzo Il piacere il protagonista, un dandy che esprime la decadenza sociale e morale dell'aristocrazia, si lascia amabilmente sedurre dai piaceri della vita, fino a dissipare tutti i suoi averi.

E' la Belle Epoque in cui la raffinata e sfrenata mondanità va ad incrociarsi alle nuove esigenze spirituali contrassegnate da un crescente interesse per l'esoterismo. Gabriele D'Annunzio si lascerà conquistare anche da quest'ultimo aspetto a tal punto da diventare Massone e da conseguire il 33° grado.

Il fuoco
Il fuoco

Da sedotto a seduttore, da salottiero lascivo ad appassionato indagatore dei Misteri più elevati, il vate D'Annunzio incarna le contraddizioni del suo tempo risolvendole nella propagandistica immagine di una prorompente italianità che attraverso la virilità maschile lancia forti segnali di sfida all'Italia addormentata sui suoi disagi e all'Europa in via di esplodere. Su queste basi si può affermare che, prima di essere ad immagine e somiglianza del duce, il Fascismo ha le sue origini nel ritratto di trionfo che di sé ha tracciato il vate. Questa è ben esplicitata nel romanzo Il fuoco in cui la seduzione indomita è il chiaro invito rivolto all'Italia a non lasciarsi ammansire né piegare da alcuna autorità esterna, né tantomeno sedurre dall'ombra sinistra di Hitler che minaccia le sovranità nazionali di tutta Europa.

 

Ippolita Sicoli

Dott.ssa Ippolita Sicoli

(Specializzata in Antropologia, Eziologia, Mitologia e Discipline Esoteriche)

LA FINESTRA SULLO SPIRITO

https://www.facebook.com/ippolita.sicoli

 

Libri scritti da Ippolita Sicoli:
Il canto di Yvion Storie di pecore e maghi Nel ventre della luce Il solco nella pietra

 

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