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Sulla fugacita’ dell'esistenza

Amore e Psiche
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Col martedì grasso si conclude l'annuale periodo del Carnevale contraddistinto da smoderatezza e trasgressione anche sul piano alimentare

Windflowers by John William Waterhouse (1902)
Windflowers by John William Waterhouse (1902)

Carnevale dal latino, significa proprio lasciare la carne e fa riferimento al periodo successivo, della Quaresima a cui è legato. La fugacità della vita si sente rappresentata proprio dalle sue espressioni più lascive ed istintive. Il cibo sul piano inconscio rappresenta una forma di bisogno primario che in chiave simbolica esprime un'esigenza di compensazione che sconfina in altri ambiti.

Esso quindi, da semplice mezzo di sostentamento diviene espressione di piacere che appaga i sensi, e sul fronte di altre sensibilità più sottili, ad esempio quella spirituale, costituisce un vero e proprio nutrimento dell'anima. Non esiste passione erotica che non si esprima attraverso il cibo che, nei casi più raffinati, e’ metafora di sottile sensualità, oppure volgare testimonianza del proprio modo di essere. Un antico motto riferisce che un vero signore si riconosce da come mangia. Ciò suggerisce vere e proprie differenziazioni tra gli individui e apre voragini sociali oltre che culturali.

Il Carnevale ha la peculiarità di essere l'unica festa capace di sovvertire il mondo comune, solito e abitudinario. Seppure di origine sacra in rapporto alle feste dionisiache e ai baccanali, nei secoli si è andato sempre più affrancando dal discorso spirituale e religioso. L'attributo di disordine e capovolgimento dei ruoli, oltre a richiamare il principio di Caos, offre l'opportunità di accontentare le masse e , per un tempo seppur breve e circoscritto,permette loro di uscire dai ruoli imposti dalla società, per poi ritornare al tempo ordinario. Il risvolto sociale del Carnevale proprio nel Medioevo e soprattutto nel Rinascimento si esprime al meglio.

La fugacità della vita con la festa del Carnevale si acuisce, inducendo a riflettere, chi non è preso dagli affanni materiali, sugli equilibri dell'esistenza, nonché dei sentimenti, e a cedere a fiotti di malinconia. La risata e il pianto non sono forse le due facce della stessa medaglia. La giovinezza e la vecchiaia, la primavera e l'inverno non fanno parte dello stesso anulus. Malinconia e gioia si mescolano nel Carnevale, e la maschera, espressione di Dio, induce a riflettere sul bisogno nella mutevole sostanza del tempo di rintracciare, dietro l'apparente finzione, l'ossatura dell'essere.

Paradossalmente dietro il gioco del Carnevale e le divertenti schermaglie si nasconde l'infinito viaggio dell'essere umano alla ricerca costante di se stesso, e proprio la maschera svela la vera natura di chi la indossa. Attraverso il gioco dei ruoli, alla fin fine ognuno sceglie di travestirsi da colui che è realmente. La maschera rivela chi siamo. Il povero che motteggia il ricco è circoscritto per un lasso di tempo stabilito nel suo ruolo giullaresco. I servi picchiano i padroni e ai potenti non resta che meditare sulle tematiche esistenziali d'alto respiro e sulla gioia transitoria della loro effimera identità, come dimostra il canto carnascialesco Il trionfo di Bacco e Arianna composto da Lorenzo de Medici detto il Magnifico, un chiaro esempio di riflessione manieristica sul tema della fuggevolezza del tempo.

La fugacità della vita unita al tema della vulnerabilità umana torna spesso a colmare gli spazi della letteratura poetica, assottiglia le barriere tra le epoche. Seppur con le debite differenze, dalla lirica greca fino al decadentista Ungaretti con il sonetto Soldati (si sta come d'autunno sugli alberi le foglie) la malinconia che affligge i poeti offre interessanti spunti di riflessione. La precarietà della vita acquista il carattere sacro nel giorno delle Ceneri in cui, dopo l'esuberanza festaiola del Carnevale, il buon Cristiano è invitato a meditare su se stesso e a soffermarsi sulla sua natura imperitura legata all'anima che discende da Dio.

Il contenitore che chiamiamo corpo ha comunque una sua valenza. Divenendo cenere con la morte, offre all'individuo l'opportunità di protrarre il gioco della vita, iscrivendosi nel ciclo della Natura empirica. La cenere richiama un altro tema del Vangelo, già trattato da me nei precedenti articoli, della fertilità. La cenere, come il sale della terra, o anche l'humus, riporta l'uomo a riconsiderare l'appartenenza a Dio come principio d'immortalità e di fertilità alla base della vita. Tale concetto induce a reinterpretare sul piano etimologico il nome Adamo dal significato di Primo Uomo.

Adamo dal paleosumerico Adamia che significa Terra rossa col precipuo riferimento alla sabbia desertica irachena, rafforza quanto sopra sostenuto a proposito del legame uomo-terra, legame dalla valenza sacra confermata dalla santificazione delle Ceneri.

Ippolita Sicoli

Dott.ssa Ippolita Sicoli

(Specializzata in Antropologia, Eziologia, Mitologia e Discipline Esoteriche)

LA FINESTRA SULLO SPIRITO

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Libri scritti da Ippolita Sicoli:
Il canto di Yvion Storie di pecore e maghi Nel ventre della luce Il solco nella pietra

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