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Il concetto di Dio nella tradizione ebraica

Amore e Psiche
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Solo l'amore è in grado di trasformare il cuore degli uomini ed è questa la più grande operazione magica che possa essere compiuta drante l'esistenza.

Il concetto di Dio nella tradizione ebraica
Il concetto di Dio nella tradizione ebraica

L'amore abbraccia tutto, ogni cosa vivente e non vivente, perché su di esso si stende la mano onnipotente dell'Assoluto. Dio parla attraverso la magia. Comunica all'uomo la sua appartenenza. Smuove fili invisibili che trasformano e stravolgono il tessuto del Creato, che solo i "magi", gli antichi sacerdoti e i druidi riescono a cogliere e interpretare. L'amore è la forza dinamica dell'Universo. Crea, trasforma e nulla distrugge. Questo è un concetto molto antico che l'odierna cultura occidentale ha ereditato dalla progenitrice Mesopotamia. Ma il concetto di magia legata a Dio si struttura con l'Ebraismo e la lingua originaria che lo rappresenta, l'Aramaico.

Il concetto sacerdotale di magia penetra nei tessuti sociali d'Israele e si traduce nella formula italianizzata in Abracadabra: io creo quello che dico. L'Aramaico, come il Sanscrito e il Paleosumerico, è una lingua adamitica, sacra per eccellenza perché discende direttamente da Dio. Secondo le tradizioni più antiche tale forma di linguaggio era utilizzata dall'uomo archetipico, l'Adam Qadmon della Mistica ebraica, centrato in Dio. Ricorre nei testi sacri biblici l'espressione "Colui che dimorava in Dio e Dio dimorava in lui", ripresa successivamente dalla cultura giudaicocristiana. Questo è un concetto fondamentale che spiega molto dell'Ebraismo e dipana dubbi. Siamo soliti credere che la centralità dell'essere in Dio provenga dalla tradizione Indù-vedica e che per gli Ebrei Dio dimori fuori dall'uomo e si esprima attraverso la disposizione degli astri in cielo (concetto questo tra l'altro di appannaggio sacerdotale in riferimento alle culture mesopotamiche.) Non è affatto vero.

Il Dio ebraico dimora nell'uomo che ha richiuso la frattura generata, per sua scelta, dalla caduta nel tempo e nello spazio che ha portato come conseguenza irreversibile la scissione tra i due sessi maschile e femminile (sesso infatti, significa scisso). L'espressione magica "abracadabra" indica proprio la facoltà dell'uomo in stretta relazione con Dio, di trasformare il reale tramita la Parola. Il Dio della Genesi crea ogni cosa attraverso il Verbo, la parola suprema, che è emanazione del mistero che lo avvolge (il Dio imploso) e determina la luce che colma ogni vuoto. La luce è energia e l'energia plasma. L'immaginazione dell'uomo "divino" si traduce in forma all'esterno, perché la luce la rende.visibile . Ma ogni cosa viene generata dall'interno, mai dall'esterno. Se ci soffermassimo a dovere su questo concetto, ne constateremmo la modernità.

Non è un caso che Einstein, di origine ebraica, sia considerato il padre della fisica quantistica che poggia le sue fondamenta nell'antica cultura mesopotamica e semitica. Così come dovremmo a lungo riflettere su quanto il silenzio di Dio e la Sua non volontà di rivelarsi attraverso il cuore degli uomini sia la conseguenza ineluttabile della decadenza di valori e di costumi di una civiltà. Come disse Papa Giovanni Paolo II "Dio si è chiuso nel suo silenzio", a voler significare l'incapacità dell'uomo odiermo di dargli voce attraverso il proprio cuore, perché caduto ancor più lontano alla Sua periferia, per asservire la mondanità e la ragione. 

Ippolita Sicoli

Dott.ssa Ippolita Sicoli

(Specializzata in Antropologia, Eziologia, Mitologia e Discipline Esoteriche)

LA FINESTRA SULLO SPIRITO

https://www.facebook.com/ippolita.sicoli

 

Libri scritti da Ippolita Sicoli:
Il canto di Yvion Storie di pecore e maghi Nel ventre della luce Il solco nella pietra