Il sito "il Centro Tirreno.it" utilizza cookie tecnici o assimiliati e cookie di profilazione di terze parti in forma aggregata a scopi pubblicitari e per rendere più agevole la navigazione, garantire la fruizione dei servizi, se vuoi saperne di più  leggi l'informativa estesa, se decidi di continuare la navigazione consideriamo che accetti il loro uso.

Il fuoco e la civilta' della cenere

l'Opinione
Typography
  1. L'uomo e' l'albero nel linguaggio immaginifico di ogni cultura.

Il fuoco e la civilta' della cenere
Il fuoco e la civilta' della cenere

In questi giorni gli incendi tengono banco sulle prime pagine delle principali testate giornalistiche. Fanno clamore sulla spiaggia, accendono discussioni in ufficio e tra i ragazzi, mentre gli anziani lamentano la difficolta' a respirare per il troppo fumo che ruba gli aromi ai cibi e impregna gli indumenti che asciugano al vento e al sole. Tutto puzza di cenere e macerie e di sera filamenti neri offuscano le stelle e il loro bagliore. Cio' che si consuma nei boschi arriva sui lidi, stupisce per il brillio delle fiamme che camminano sotto le mani anonime che le accendono. L'incendio si vede, si avverte dal basso e non e' di certo un bel guardare, ne' un bel sentire dalle marine brulicanti di estate, mentre in alto, tra i recinti di fuoco e' un morire tra pianti e disperazione... l'altra faccia della vita.

Di mattina dal mare che puzza di cenere schiumosa e galleggiante si grida allo scempio, mentre alle dei bagnanti regna la desolazione. Si e' in un clima di guerra con gli aerei che rombano sulle nostre teste in cerca degli anonimi assassini, gli untori degli incendi. Il chiasso dei commenti vince il silenzio dei boschi che hanno perso la loro pace di antichi santuari immolati alla vita, ora profanati per mano dell'uomo a cui non basta violentando sporcando, sottrarre la bellezza verginale che tra gli alberi e nel sottobosco si respira,, ma si nutre di volta in volta di nuovi sfregi. Il bosco muore in silenzio per incuria, abbandono, distrazione e soprattutto per quella mancanza di Cultura che i nostri avi possedevano e che non si apprende sui banchi di scuola.

La scuola di oggi istruisce ma non educa, ne' forma. Insegna una felicita' fittizia, dispensatrice di un tronfio benessere che allontana sempre di piu' l'uomo da se stesso e fa esistere come unico principio il denaro. Col denaro potrai tutto, ma non di certo comprarti cio' che e' essenziale: l'armonia e la consapevolezza che ti fanno essere una persona migliore in un mondo migliore. La scuola oggi erudisce e affama l'anima di solitudine. Non e' quel giardino limpido nel quale il letterato si raccoglieva nutrendo il suo spirito e neanche quella promessa fatta ad ogni scolaro dall'altare della cattedra, di un domani dignitoso. Si rimane soli crescendo, in un santuario di pietra che coltiva il disprezzo verso il mondo e il cielo e gli astri irraggiungibili e verso gli alberi che li omaggiano. Non si incontra da nessuna parte, ma insieme all'amarezza dei boschi bruciati c'e' lo sdegno per il fallimento di un'epoca incapace di nutrire e saziare l'anima.

Chi incendia e' esecutore e vittima e cio' induce di per se' a profonde quanto inquietanti riflessioni. Al di la' delle ecomafie, del contadino che non riesce a domare il fuoco appiccato tra le sterpaglie, del pastore che vuole nuovi pascoli per sfamare le sue greggi, del giro di interessi piu' o meno reale di forestali, di speculatori di vario genere, il piromane tanto nominato resta in ombra e senza identita', forse perche' non riusciamo ad accusare noi stessi per la promessa negata ai nostri figli. Un pugno di cenere e niente piu'. Le montagne non reggono dinanzi ai reali problemi della vita e all'amara constatazione che la societa' brucia e spegne in un macabro gioco ogni indizio di crescita.

Gli alberi siamo noi, meglio, la proiezione di cio' che non ci permettono di essere: liberi, resistenti e forti, con un sogno da coltivare nella speranza di realizzarlo. Il piromane e' l'albero bruciato che non trova spazio sui giornali dove contano i numeri di cio' che e' andato distrutto e di quanto occorrera' investire per ricostruire un mondo che arranca incapace di conservare e di tramandare.

Ippolita Sicoli

Dott.ssa Ippolita Sicoli

(Specializzata in Antropologia, Eziologia, Mitologia e Discipline Esoteriche)

LA FINESTRA SULLO SPIRITO

https://www.facebook.com/ippolita.sicoli

 

Libri scritti da Ippolita Sicoli:
Il canto di Yvion Storie di pecore e maghi Nel ventre della luce Il solco nella pietra