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L'arte classica e il linguaggio estetico

l'Opinione
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Ultimamente mi è capitato sotto gli occhi un articolo condiviso da Repubblica.it in cui si fa riferimento alle motivazioni per cui gli antichi Greci rappresentavano peni di dimensioni ridotte attraverso l'arte plastica.

La statua di Ermes nel museo archeologico di Olimpia, in Grecia
La statua di Ermes nel museo archeologico di Olimpia, in Grecia

A voler essere precisi, ciò è riscontrabile anche in pittura e, andando oltre il mondo greco, è verificabile in altri contesti culturali ed epocali, come ad esempio il Rinascimento e il Neoclassicismo. Tenendo fede al forte impatto sul piano formativo che per il mondo classico esercitava sulla società il dominio delle pulsioni e la rettitudine associata al controllo dell'intelletto, la motivazione che il pene vistoso fosse motivo di distrazione e cedimento ai sensi, mi lascia dubbiosa.

Per comprendere nel profondo il messaggio che s'intendeva trasmettere tramite la succitata scelta stilistica, bisogna trasferirsi in una cultura in cui la resa estetica del corpo maschile soprattutto, aveva lo scopo di comunicare anche ai posteri i traguardi di conoscenza anatomica conseguiti. La conoscenza anatomica raggiunge livelli di perfezione proprio con Fidia ai quali si è convenuto di attribuire i bronzi di Riace. Lo studio anatomico non poteva altresì prescindere da una visione complessiva fondata sui principi di armonia dei quali l'antica Grecia è stata inconfutabile promotrice e testimone nei secoli. La Bellezza si fonda sul concetto di armonia che a sua volta esclude qualsiasi interferenza che distragga da essa. La Bellezza è un universo assoluto e compiuto che ha in sé la causa della propria esistenza. Qualsiasi ingerenza esterna distrarrebbe e annullerebbe il principio per cui è sostanza e che la materializza attraverso l'arte.

Negli esempi di riferimento all'arte dionisiaca invece, in cui il messaggio di rottura col senso di ordine e di equilibrio era scavalcato e cancellato dalla spinta emozionale ed irrazionale legata ai riti orgiastici rappresentativi della teofania, i parametri dell'arte classica crollano. A quanto detto va aggiunto che il concetto di pornografia nelle antiche ma evolute civiltlà soprattutto in quelle patriarcali era bandito da ogni forma d'arte, in quanto si riteneva adombrasse gli alti livelli conseguiti riflessi da rigorosi principi estetici. Il concetto di funzionalità dell'arte avrebbe tradito la sostanzialità palesata da ogni espressione ufficiale della Bellezza legata al suo principio di sostanzialità.

Il concetto di propaganda che si può intravedere dietro la raffigurazione del guerriero virtuoso dal pene piccolo appartiene piu' al nostro modo di guardare. La Bellezza come attributo e pilastro della Classicità è stata rivisitata e riadattata in futuro alle esigenze di chi ha preso in prestito l'eleganza delle forme e il principio di armonia per fondare una società plasmata sul culto della guerra, come ci testimoniano il Fascismo e il Nazismo.

Ippolita Sicoli

Dott.ssa Ippolita Sicoli

(Specializzata in Antropologia, Eziologia, Mitologia e Discipline Esoteriche)

LA FINESTRA SULLO SPIRITO

https://www.facebook.com/ippolita.sicoli

 

Libri scritti da Ippolita Sicoli:
Il canto di Yvion Storie di pecore e maghi Nel ventre della luce Il solco nella pietra











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