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Il regno di Lady D. La ''principessa del popolo''
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Sono passati vent’anni dalla scomparsa della “principessa del popolo”, tra teorie complottiste, verità scottanti, implicazioni politiche. Eppure la Casa Reale oggi è più forte che mai

Sono passati vent’anni dalla scomparsa della “principessa del popolo”, tra teorie complottiste, verità scottanti, implicazioni politiche. Eppure la Casa Reale oggi è più forte che mai

Il regno di Lady D. La ''principessa del popolo'' (afp)
Il regno di Lady D. La ''principessa del popolo'' (afp)

LONDRA - La telefonata che avrebbe potuto distruggere la monarchia arrivò al castello reale di Balmoral, in Scozia, all’una di notte. Rispose Robin Janvrin, vice segretario privato della regina: "C’è stato un incidente d’auto, Diana è gravemente ferita, il fidanzato Dodi al Fayed è morto", comunicò da Parigi l’ambasciatore britannico. Il segretario svegliò Sua Maestà e Carlo, che dormivano in camere adiacenti. La sovrana non ritenne necessario andare a confortare il figlio, né che per il momento fossero avvertiti i nipoti, William e Harry. Mentre l’erede al trono si dibatteva sulla decisione se correre a Parigi, una seconda telefonata dall’ambasciatore sciolse il dilemma: anche Lady D aveva perso la vita. A quel punto Carlo chiamò Camilla: "Daranno la colpa a me", disse disperato all’amante, immaginando subito tutto quello che sarebbe accaduto.

Eppure, vent’anni dopo, l’anniversario della tragica scomparsa della “principessa del popolo”, come la ribattezzò Tony Blair, trova la monarchia più solida che mai: Elisabetta II a 91 anni al massimo della popolarità con il 96enne Filippo “pensionato” ma ancora al suo fianco; Carlo in paziente attesa di diventare re; Camilla non più vista come l’usurpatrice ma accettata quale futura “principessa consorte” se non regina; William e Harry maturati e tranquilli, il primogenito a sua volta destinato al trono con il conforto di una moglie perfetta, Kate, e i due piccoli deliziosi eredi che gli ha sfornato, George e Charlotte; il fratello minore, un po’ discolo e ribelle, calmato dal lungo servizio militare nell’esercito e da un amore finalmente stabile con l’attrice hollywoodiana Meghan Markle. Il ritratto di una grande famiglia serena, non più tormentata dal fantasma di Diana. Lo spettro è diventato “la mammina migliore del mondo”, nel ricordo affettuoso dei figli, vanificando i veleni che aveva scatenato, incluse le teorie di un complotto per assassinarla. Come nell’inevitabile lieto fine delle fiabe, anche questa, nonostante il maligno colpo di scena, sembra terminare con tutti che vivono felici e contenti.

Paradossalmente, l’episodio più grave e destabilizzante nella storia recente dei Windsor è servito a rafforzarli, perché Carlo ha avuto la moglie che ha sempre voluto, i sudditi hanno finito per affezionarsi a Camilla, William e Harry apparentemente non sono rimasti traumatizzati ma, rendendo pubblico il loro dolore, sono sempre più amati, e l’arrivo di Kate ha fornito al regno una “lady K”, nuova versione di Lady D, contribuendo a democratizzare la casa reale con l’ingresso per la prima volta di una “plebea”. Perfino i personaggi per così dire minori di questa saga che ha catalizzato l’attenzione globale, il maggiordomo in possesso di chissà quali segreti, l’amante della principessa e presunto vero padre di Harry, si adeguano all’happy ending.

A vent’anni di distanza, gli unici a pagare sono l’ex premier Blair, in quei giorni artefice del provvidenziale salvataggio della monarchia, ora snobbato dalla famiglia reale, e Mohammed al-Fayed, il suocero mancato di Diana, che non ha potuto avere il processo per inchiodare quelli che riteneva i responsabili di un pluriomicidio e non è più nemmeno proprietario dei grandi magazzini Harrods.

EFFETTO CAMILLA
"Eravamo in tre in questo matrimonio". Quando Diana fece questa affermazione in tv, Camilla giurò alle amiche: "Non voglio più uscire di casa". Era consapevole di essere "il nemico pubblico numero uno". Non fuggì per l’imbarazzo e davanti agli attacchi per una sola ragione, sostiene Penny Junor, autrice di The Duchess: the untold story, sua nuova biografia: "Per amore di Carlo. Ed è stata lei a ridargli la vita. Camilla lo ha aiutato a ritrovare se stesso, a ridargli fiducia. Il divorzio e poi la morte di Diana lo avevano distrutto. Senza Camilla, Carlo non ne sarebbe uscito. Sarà lei la forza nascosta dietro la corona". E benché i piani ufficiali, quando Carlo salirà al trono, siano di darle il titolo di “principessa consorte”, mai avuto prima dalla moglie di un re, Junor crede che finirà per essere chiamata regina. "Può darsi", concede Carlo. "Non si sa mai", dice lei. "A decidere - prevede Tom Hickman, avvocato costituzionalista - saranno loro due".

IL PRINCIPE RISORTO
Il suo epitaffio rischiava di diventare: "Vorrei essere il tuo Tampax", la frase che Carlo disse a Camilla in un momento di effusioni. Invece il principe di Galles, a lungo considerato il responsabile morale se non materiale della morte di Diana, è riuscito a liberarsi dallo stigma del marito capriccioso e infedele. Biografie e giornali hanno rivelato che non era tutta colpa sua: il matrimonio fu imposto per dare all’erede una moglie vergine, bella e di sangue blu, ma li separavano età, affinità e carattere.

Da dieci anni lui era innamorato di Camilla, la prima donna con cui è andato a letto, troppo grande (ha un anno e mezzo più di lui), smaliziata e soprattutto non vergine per poterlo sposare. È diventata la sua seconda moglie. Una recente foto li ritrae incapaci di restare seri di fronte a un balletto che mima un atto sessuale: davvero sono fatti l’uno per l’altra. "Dopo la morte di Diana, Carlo era un uomo arrabbiato e depresso", afferma sempre Penny Junior. "Ora è felice e rilassato. E questo lo rende un principe migliore, molto più popolare".

MAMMA PER SEMPRE
Harry: "Era la nostra mamma e lo è ancora. E per noi è stata la mamma migliore del mondo. Ci ha inondati di amore". William: "Era molto informale e ci faceva tanto ridere. Capiva che c’è una vita al di fuori delle mura di palazzo reale". Nel documentario che sarà trasmesso dalla Bbc per il ventesimo anniversario della morte, i due fratelli hanno parlato per la prima volta della madre, ammettendo di avere sbagliato a rimuovere a lungo lo shock per la sua scomparsa e rivelando di avere molto sofferto. Kate non ha fatto dichiarazioni pubbliche, ma indossa spesso l’anello di fidanzamento che le regalò William: un anello di Diana. I tre sono così legati da sembrare talvolta un terzetto: "Kate è la sorella che non ho avuto", dice Harry. Potrebbero diventare un quartetto, se lui sposerà Meghan, l’attrice con cui fa coppia da mesi. E il ricordo di Diana non ha impedito ai due fratelli di instaurare un buon rapporto con la matrigna Camilla. Poteva diventare una guerra di famiglia, invece tutti sembrano comportarsi con umanità e comprensione. "Non avete idea di che vita normale facciamo io e William", rivela Harry, promettendo: "La nostra generazione modernizzerà la monarchia". Ha già cominciato a farlo.

LA MONARCHIA È SALVA
Con una lettera che il figlio ricorda come «bullismo», fu Filippo a imporre a Carlo di sposare Diana. Dopo il divorzio, Filippo scrisse a Diana: "Non riesco a capire come un uomo possa lasciare una donna come te per una come Camilla". La regina ammonì Carlo che doveva lasciare Camilla. Per ripicca, al suo rifiuto, Sua Maestà rifiutò di partecipare al cinquantesimo compleanno del figlio, dove c’era anche Camilla. Ma è acqua passata. Regina e moglie del futuro re ora appaiono insieme a cerimonie pubbliche. Pur senza amarla, Elisabetta e Filippo riconoscono che Camilla ha salvato Carlo dalla depressione. E di conseguenza ha salvato anche la monarchia.

IL MISTERO DEL PADRE
L’ex maggiore, per cinque anni amante di Diana, è ritenuto da molti il padre di Harry: il principe ha i capelli rossi come lui e i due si somigliano come gocce d’acqua. Ma qualche mese fa Hewitt ha dichiarato: "Non sono il padre di Harry. Il principe è nato prima che iniziasse la mia relazione con la principessa. Erano solo bugie per vendere giornali". Andato in pensione dall’esercito, Hewitt vive solo nel sud dell’Inghilterra. Recentemente è stato colpito da un infarto.

IL SEGRETO DEL MAGGIORDOMO
"La mia roccia", diceva Diana del suo fido maggiordomo Paul Burrell. Scomparsa lei, la roccia è andata in mille pezzi: Burrell ha scritto libri di rivelazioni o meglio gossip sulla principessa, partecipato a reality show come il Grande Fratello, ed è stato perfino processato per furto di oggetti appartenenti alla casa reale. Quest’anno, nove mesi dopo avere divorziato dalla moglie e madre dei suoi due figli, ha fatto coming out annunciando di essere gay e di volersi sposare con Graham Cooper, suo segreto compagno da un decennio. "Lady D era l’unica a sapere della mia omosessualità", ha dichiarato. Il loro ultimo segreto.

REGINA INGRATA
L’intervento di Tony Blair per convincere la regina a tornare Londra, mettere la bandiera a mezz’asta in segno di lutto e mostrare cordoglio, risultò decisivo nel risollevare le quotazioni della monarchia, come racconta anche il film The Queen. Ma pur seguendo il consiglio dell’allora premier, Elisabetta non gli ha mostrato gratitudine. Non ha nominato Blair membro dell’Ordine della Giarrettiera, una prassi per gli ex premier. E non lo ha invitato al matrimonio di William e Kate: uno sgarbo voluto. Forse non gli ha mai perdonato di averle fatto lezione su come si regna.

LE TEORIE DEL COMPLOTTO
Con l’angoscia del padre che ha perso un figlio e il sostegno della sua considerevole fortuna, Mohammed al Fayed, uomo d’affari egiziano trapiantato a Londra, fu il motore della teoria del complotto. O meglio, “delle” teorie: sulla morte di Diana sono circolate 175 diverse ipotesi di cospirazioni, da quella di un commando delle Sas, le forze speciali dell’esercito britannico, che avrebbe accecato l’autista con un raggio laser facendolo sbandare, alla premonizione di Diana medesima, in una lettera al fido maggiordomo Paul, in cui scriveva "c’è un complotto per uccidermi con un finto incidente d’auto", nove mesi prima di morire in quel modo. Ma due indagini giudiziarie, una francese, una britannica, le hanno smentite tutte, concludendo che a provocare l’incidente è stato l’autista: aveva bevuto troppo, preso stupefacenti e guidava troppo veloce per seminare i paparazzi. Per di più, Diana non sarebbe morta se avesse indossato la cintura (la guardia del corpo, che ce l’aveva, è stato l’unico a salvarsi), non era incinta (sarebbe stata eliminata, secondo i complottisti, per impedire che William avesse un fratellastro musulmano) e non si accingeva a sposare Dodi ("ho bisogno di un altro matrimonio come di un’eruzione cutanea", confidò a un’amica prima dell’incidente). Sebbene non convinto, al Fayed ha infine rinunciato a combattere. E sette anni fa ha venduto Harrods al Qatar per 1 miliardo e mezzo di sterline, inclusoil monumento molto kitsch a Dodi e Diana, davanti al quale i turisti continuano a fotografarsi, da lui eretto in fondo alle scale mobili dei grandi magazzini. L’ennesimo paradosso: la statua della donna che ha fatto tremare la monarchia, relegata per sempre in un sottoscala.

Enrico Franceschini, Repubblica.it