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QUANTI TIPI DI COLESTEROLO CONOSCETE?

Nutrizione
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Colesterolo “buono”, “cattivo”, totale…ma quanti sono? In realtà, di colesterolo ce n’è solo uno, mentre ciò che varia sono le proteine con cui viene trasportato nel sangue.

QUANTI TIPI DI COLESTEROLO CONOSCETE?
QUANTI TIPI DI COLESTEROLO CONOSCETE?

Il colesterolo è una molecola importantissima per il nostro organismo, indispensabile se ci soffermiamo sulle funzioni che svolge: è il costituente di tutte le membrane cellulari, è il precursore della vitamina D e degli ormoni maschili e femminili, ma anche degli ormoni surrenalici, tutti ruoli necessari per il corretto funzionamento del nostro organismo. Ma allora perché lo si demonizza? 

Semplicemente perché si associa alla parola colesterolo quella di grasso e, di conseguenza, quella di pericolo.

Il colesterolo cattivo, o LDL, è il colesterolo trasportato dalla lipoproteina LDL dal fegato ai tessuti, che viene sintetizzato a partire dalla lipoproteina VLDL, la quale si genera soprattutto quando assumiamo quotidianamente un’ingente quantità di zuccheri semplici, che poi sono convertiti in trigliceridi. 

La VLDL, entrata in circolo, rilascia i trigliceridi e si trasforma in LDL, lipoproteina che contiene prevalentemente colesterolo, che verrà trasportato ai diversi tessuti, in particolar modo nel tessuto adiposo e nelle arterie, dove (se in eccesso) potrà accumularsi e provocare aterosclerosi. Infine, l’HDL è quello che definiamo buono, infatti una concentrazione inferiore a 40 mg/dl è indice di un alto rischio cardiovascolare, poiché questa lipoproteina funge da “spazzino” raccogliendo i trigliceridi ed il colesterolo libero in circolo e trasportandolo al fegato dove verrà metabolizzato.

Quindi il colesterolo che bisogna assumere è quello che favorisce la sintesi dell’HDL; come fare? Innanzitutto aumentando l’attività fisica, abolendo il fumo, riducendo i chili di grasso, evitando il consumo di alcol e seguendo una dieta normocalorica, prediligendo l’uso di grassi insaturi, come le olive, l’avocado, la frutta secca e gli oli di origine vegetale, in particolare l’olio di oliva; e polinsaturi che si possono assumere mangiando pesce grasso (come il salmone, lo sgombro, l’aringa, il tonno e le acciughe) e i crostacei (ad esempio gamberetti, astice e aragosta), noci e semi di lino. 

Inoltre, bisognerà eliminare o ridurre i grassi saturi, idrogenati ed eliminare l’uso di zuccheri semplici che contribuiscono alla formazione delle VLDL.

 

Francesco-Garritano

Dott. Francesco Garritano (biologo nutrizionista)

Direttore Scientifico rubrica NUTRIZIONE

info tel. 347-2481194 - email: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

https://www.facebook.com/francesco.garritano.71

 

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