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Prima guarire, poi dimagrire
Nutrizione
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Molti pazienti pensano di poter dimagrire anche sotto gli effetti di pesanti farmaci

È importante invece avere ben chiaro che il dimagrimento attraverso l'alimentazione di segnale prevede un riequilibrio completo dell'organismo, che molti farmaci rallentano o impediscono. Uno spunto per una serena riflessione.

Molti pazienti pensano di poter dimagrire anche sotto gli effetti di pesanti farmaci

È importante invece avere ben chiaro che il dimagrimento attraverso l'alimentazione di segnale prevede un riequilibrio completo dell'organismo, che molti farmaci rallentano o impediscono. Uno spunto per una serena riflessione.

Prima guarire, poi dimagrire
Leonardo Da Vinci. L'Uomo Vitruviano

 

Tormentone estivo

Con l'approssimarsi dell'estate ecco in arrivo il tormentone della prova bikini e delle diete fai da te. Non importa se facciano bene o male, se provochino tumori o facciano deperire: l'unica cosa che sembra importare è che facciano perdere i kg accumulati con panettoni e colombe, e lo facciano rapidamente. Più e più volte abbiamo messo in guardia contro le diete "a pronto effetto", fossero esse ipocaloriche (lo sono sempre), iperproteiche, o basate su qualche digiuno o su qualche pratica di eliminazione creativa . I danni procurati al metabolismo da questi regimi sono spesso gravi, e nello sportivo possono procurare grave deplezione muscolare con conseguente riduzione delle prestazioni. Chi vuole dimagrire deve farlo lentamente, controllando cosa stia effettivamente perdendo (se grasso, muscolo o acqua) e senza mai perdere di vista quell'equilibrio interno che ci consente di vivere in salute.

Dimagrire è riequilibrare

Un punto però ancora più importante da tenere in considerazione per chi sia intenzionato a dimagrire (cioè a perdere grasso e non muscolo) è la necessità di ritrovare un equilibrio interno che non sempre è facile raggiungere quando ci si sta contemporaneamente "curando" con farmaci, o quando si vivono situazioni di malattia croniche. Il medico di segnale deve avere ben chiaro che il dimagrimento vero coincide con un ritorno alla piena salute, e che in molti casi non vi è possibile coesistenza tra stato di malattia e naturale processo di dimagrimento. Se infatti il dimagrimento vero, stabile, permanente, così come viene inteso dalla dieta Gift e dal paradigma di alimentazione di segnale, passa da un riequilibrio degli scorretti segnali ipotalamici di accumulo o di consumo, sembra evidente che un contestuale squilibrio di quegli stessi segnali (si chiami ipo o ipertiroidismo, ipertensione, osteoporosi, depressione, cefalea cronica, alterazione del ciclo, impotenza) non consentirà di ottenere risultati se non con il contestuale riequilibrio di questi fattori disturbati.

Un'ingenua convinzione

È necessario qui fare una piccola parentesi riguardante l'ingenua idea che hanno molti nostri pazienti (in prima visita: poi li convinciamo del contrario) che l'assunzione permanente di un farmaco in grado di riportare a norma un parametro fuori posto, rappresenti di per sé una "guarigione" dal problema. L'industria del farmaco naturalmente non fa nulla per non farcelo credere. Ma se un atleta ha un tendine usurato, e sopprime il dolore con un analgesico o con infiltrazioni di cortisone, non ha certo guarito o riparato il tendine. E se un uomo con la pressione alta a causa della sua alimentazione zeppa di pizza, salumi e formaggi, abbassa i suoi valori con un paio di farmaci, non ha certo guarito il suo scompenso. Si potrebbero fare mille altri esempi: una tiroide lenta accelerata dalla levotiroxina, un'acne soppressa con la pillola estroprogestinica, un reflusso deacidificato con un "gastroprotettore", una cefalea tamponata con un analgesico: tutti interventi che sopprimono il sintomo, spegnendo la sirena dell'allarme quando i ladri sono ancora in casa. E i ladri razzieranno tutto in tranquillità.

Le patologie influenzano il dimagrimento

Quando un paziente, sportivo o meno che sia, ci chiede di dimagrire, dobbiamo dunque, prima di tutto, analizzare in dettaglio quale sia la sua situazione patologica in essere, e quali farmaci stia eventualmente assumendo. Ve ne sono molti, infatti, che non consentono od ostacolano il riequilibrio ipotalamico perseguito dalla DietaGIFT. In alcuni casi questo avviene a causa degli effetti collaterali di alcuni farmaci, marcatamente squilibranti. In altri casi si tratta di effetti indiretti, più sfumati, che nondimeno sono in grado di alterare il processo. Per esempio: che cortisonici ed antistaminici, molto utilizzati per contrastare allergie e patologie autoimmuni, impediscano il dimagrimento, così come tranquillanti, sedativi e antidepressivi, è abbastanza noto. Meno noto magari che un analogo effetto ingrassante possa essere conseguenza dell'uso di antibiotici, di analgesici, di gastroprotettori, di antipertensivi, di statine, di protettori della prostata e addirittura di terapie sostitutive per la tiroide, da sempre ritenute "dimagranti". È un campo minato in cui gli interessi commerciali contribuiscono spesso a nascondere, o almeno a non divulgare, l'esistenza di questi effetti collaterali.

Perché un allergico ingrassa

Un'allergia o una malattia autoimmune sono patologie che vedono un'iperattivazione del sistema immunitario in grado di generare effetti patologici. Alla base di questi fenomeni vi è spesso uno stato infiammatorio cronico prolungato, o una lunga lieve tossiemia a cui è stato bloccato il naturale processo di eliminazione. Le risposte allergiche vengono intese, in medicina di segnale, come tentativi di pulizia, che si manifestano infatti come dermatiti (pelle come importante organo emuntore), riniti, tosse, produzione di muco, diarrea, colite. Una cura adeguata dovrebbe prevedere l'identificazione delle cause e la loro rimozione. Le cure ordinarie invece prevedono l'uso di antistaminici (che, come dice il nome, bloccano il meccanismo di pulizia dell'istamina) o di cortisonici, il cui scopo è l'azzeramento del lavoro naturale del sistema immunitario. Gli atleti che assumono antistaminici sanno benissimo che dopo l'assunzione i riflessi non sono quelli di prima. Ci si sente storditi, stanchi, inadeguati. E il metabolismo rallenta di conseguenza. Peggior sorte tocca a chi faccia uso di cortisone: accumulo di ritenzione idrica, perdita di massa muscolare, accumulo di grasso addominale, aumento di rischio cardiaco, aumento del rischio infettivo, ansia, insonnia notturna. Qualcuno avvisa i pazienti della presenza di queste derive dal potente effetto ingrassante e squilibrante?

Il cervello questo sconosciuto

Nella cultura "debosciata" che i media ci trasmettono quotidianamente, secondo la quale non siamo capaci di sopportare alcun dolore, alcuna sofferenza, alcun turbamento mentale, sembra che sia indispensabile un supporto farmacologico ad ogni minimo segno di tristezza, di inadeguatezza, di depressione. Anche in questi casi il medico di segnale cercherà dapprima di insegnare ai propri pazienti un minimo di resistenza attiva (è ingenuo pensare che ad ogni disagio della vita corrisponda una molecola chimica che possa tamponarlo: crederci significa essere sempre più deboli ed esposti). Successivamente si muoverà verso una cura che sfrutti, oltre alla psicoterapia, al movimento e all'approccio alimentare, le naturali capacità di risposta di ogni individuo. Chi scegliesse invece la via della soppressione farmacologica di depressione, ansia e altri disturbi mentali non si lamenti poi se non riesce a perdere un grammo di ciccia. Queste classi di farmaci sono infatti potenti ingrassanti in quanto "stordiscono" il nostro sistema nervoso e rallentano il nostro metabolismo. Nessuno pensi di poter dimagrire in modo stabile e duraturo fino a che sia sotto questo tipo di trattamento.

Un antibiotico e passa tutto

Gli antibiotici sono farmaci salvavita. Una gamba in cancrena, una grave infezione da ferita, una meningite batterica, una grave ferita da ustione possono non essere più mortali grazie a questi farmaci. L'abuso che se ne fa oggi, però, assumendone dopo due giorni che non passano l'influenza, l'otite, la tonsillite, il raffreddore o la bronchite (quasi sempre virali) hanno portato allo sviluppo di ceppi resistenti, esponendo anche chi non ne fa mai uso ad infezioni gravi e non più curabili, come in un nuovo medioevo. Ad aggravare la situazione anche l'uso frequente, su animali di allevamento, di antibiotici a basse dosi, con potente effetto ingrassante. Tale effetto è legato all'alterazione del microbiota intestinale indotta da questi farmaci. La scomparsa di molti batteri utili, a vantaggio di altri in grado di indurre appetito e aumentare l'assimilazione calorica, genera un rapido (e purtroppo stabile) effetto ingrassante. Si tratta di una branca di studio recente ma di grande rilevanza. Più l'antibiotico è ad ampio spettro e più il danno sarà grave. Vogliamo tutti ingrassare come polli in batteria? Se poi si pensa che recenti studi hanno documentato come la soppressione con paracetamolo (tachipirina) o FANS (analgesici) della naturale risposta febbrile (curativa!) prolunghi i tempi di degenza per influenza, abbiamo fatto bingo: un farmaco per allungare la malattia, un altro per rimuoverla, ed entrambi per farci ingrassare. Nella nostra pratica clinica non riusciamo quasi mai ad avere due mesi, tra una visita e l'altra, senza che vi sia stato un passaggio dal dentista, una piccola tonsillite, un'infezione intestinale, un ritocco chirurgico, che abbiano reso consigliabile l'uso di un antibiotico. Nessuno si permetta, se ha fatto recente uso di antibiotici, di affermare che con lui "Dietagift non funziona".

Cardiopatici a rischio

Chi si trovi in sovrappeso con qualche concomitante problema di rilevanza cardiologica dovrebbe avere tra le sue priorità assolute quella di dimagrire, essendo il sovrappeso un fattore di rischio primario nelle cardiopatie. I due farmaci più potenti in questo caso sono movimento fisico e alimentazione. Invece il cardiopatico viene frequentemente ipertrattato con farmaci che - colmo delle beffe - hanno poi effetti ingrassanti non indifferenti. Non vi è infatti dislipidemico (anche lieve) che non riceva indicazione al trattamento con statine per abbassare il colesterolo, e chiunque presenti pre-ipertensioni anche lievi viene immediatamente trattato con antipertensivi. Quello che molti non sanno è che le statine - oltre ad avere effetti di prevenzione irrisori sulle patologie cardiache - hanno gravi effetti collaterali, come dolori muscolari diffusi, rabdomiolisi (rottura di cellule muscolari con danno renale), alterazioni neurologiche, riduzione degli ormoni sessuali e induzione di diabete. Quanto possa essere ingrassante una progressione a diabete, con contestuale dolore muscolare che induce ad una forzata sedentarietà, chi c'è passato lo sa. Un po' diverso il discorso per l'ipertensione che a differenza del colesterolo - se reale - rappresenta un concreto fattore di rischio cardiovascolare. Anche qui però il trattamento andrebbe fatto solo dopo avere constatato il fallimento delle terapie basate su un regolare movimento fisico e su un'alimentazione controllata su sale e zucchero. Se vi è inutile presenza di antipertensivi (in particolare di beta-bloccanti) il metabolismo può essere pesantemente rallentato. Chi sia sotto trattamento con statine e antipertensivi dovrà valutare con il proprio curante l'effettiva necessità di quei farmaci e - se dovrà conservarli - non potrà pretendere dal suo organismo rapidi o efficaci dimagrimenti.

Un elenco infinito

Una tiroide lenta è stata sempre correlata con una tendenza all'ingrassamento. Ma sopprimere questo tentativo di bilanciamento naturale messo in atto dall'organismo può davvero farci stare meglio? Se un organismo ha necessità di rallentare i suoi ritmi interni (magari perché non mangia a sufficienza per permettersi ritmi più veloci) che squilibrio avrà da una forzatura ormonale esterna? Un atleta di endurance sotto levotiroxina quanto si troverà a consumare di più rispetto ai suoi ritmi normali? Nessuno può pensare di dimagrire in salute fino a che non abbia prima risolto (a monte) i problemi della propria tiroide. Solo dopo, una volta guarita la tiroide, potrà pensare a perdere grasso. E a proposito di ormoni, che dire di tutte quelle donne che, alla prima irregolarità mestruale (o al primo accenno di acne) assumono la pillola estroprogestinica? Perché il ginecologo non dice loro che con la pillola il ciclo non è "regolarizzato" ma sospeso? Che non vi è più ovulazione? Se per un'unghia incarnita vi proponessero il taglio dell'intera gamba che direste? La sospensione a tempo indeterminato dell'ovulazione è il più potente squilibrante ipotalamico che possa esistere, e nessuno potrà dimagrire in modo stabile fino a che manterrà quella inaccettabile soppressione farmacologica.

Anche gli uomini, però, hanno le loro rogne. A chi abbia la prostata un po' ingrossata, o anche solo il famoso PSA mosso, vengono spesso somministrati inibitori del testosterone. Che è ormone che non solo presiede alla nostra virilità e capacità sessuale, ma è anche determinante nella costruzione di massa muscolare: per l'atleta, una vera iattura.

Prima guarire poi dimagrire

L'elenco potrebbe proseguire ad oltranza. Da coloro che vivono con l'analgesico sempre in tasca per il "mal di testa" o per sopprimere quel dolore muscolo-tendineo dopo l'allenamento, fino a quelli che buttano giù ad ogni pasto il "gastroprotettore" per evitare il reflusso, tutti alterano in un modo o nell'altro l'equilibrio necessario al ripristino dei corretti segnali ipotalamici rivolti al dimagrimento. Quando un paziente ci dice che "fa fatica a dimagrire" nonostante rispetti le regole, dobbiamo fare presente che il rispetto delle regole non vuol dire solo mangiare sano e muoversi con regolarità. Vuol dire anche sgravarsi dal carico squilibrante legato al numero enorme di farmaci che ogni giorno assumiamo. La maggior parte di questi, come abbiamo visto, può ostacolare il processo di dimagrimento in atto o alterare le nostre prestazioni sportive. È importantissimo dunque cercare di capire con l'aiuto del proprio medico di fiducia quali farmaci possano essere tolti, quali ridotti e quali mantenuti. Sapendo però fin dall'inizio che la via per togliere farmaci richiede impegno e determinazione. Richiede qualche sacrificio e un po' di consapevolezza e sopportazione. Al prossimo paziente che - sotto farmaci dal potente effetto ingrassante - ci dirà "con me la dieta non funziona", ribadiremo il concetto fondamentale sotteso ad ogni vero stabile e duraturo dimagrimento: prima guarire, poi dimagrire.

fonte: dietagift.it - autori: Luca Speciani e Lyda Bottino

 

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