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Alterazione batteri del microbiota intestinale nella predisposizione a malattie come il Parkinson

Nutrizione
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Nuove ricerche dimostrano come il microbiota sia coinvolto anche in malattie neurodegenerative come il Parkinson

Alterazione batteri del microbiota intestinale nella predisposizione a malattie come il Parkinson
Alterazione batteri del microbiota intestinale nella predisposizione a malattie come il Parkinson

 

Sembra assurdo credere che una malattia neurodegenerativa sia collegata al microbiota intestinale, eppure un recente studio pubblicato su Cell nel Dicembre 2016 ha confermato la correlazione fra questi. Il microbiota è l’insieme di microrganismi che popolano il nostro intestino, sono per lo più batteri e pesano circa 1 kg della nostra massa corporea; sono diversi da un individuo all’altro, perché variano in base all’età, al sesso, alle abitudini alimentari, all’assunzione di farmaci e ad altri fenomeni che possono distruggere o alterare la flora batterica intestinale.

Il morbo di Parkinson, invece, non è una malattia dell’apparato gastroenterico, piuttosto si tratta di una patologia neurodegenerativa, definita anche come disordine del movimento, causata dalla perdita di neuroni che provocano una riduzione di Dopamina nel cervello e dall’accumulo di una proteina chiamata alfa-sinucleina che diffonde la malattia in tutto il sistema nervoso centrale. I sintomi sono ben visibili perché provoca tremore a riposo, rigidità, bradicinesia, ovvero lentezza dei movimenti automatici, e perdita dell’equilibrio in una fase più avanzata.

Lo studio sopra citato, in realtà, non è l’unico che parla di come il microbiota intestinale possa essere coinvolto in patologie della sfera cognitiva come l’ansia e la depressione ed anche di come prima dell’insorgenza del morbo di Parkinson i soggetti soffrano di disturbi gastrointestinali.

Come è stato verificato il nesso fra cervello e intestino?

Il legame è stato dimostrato osservando due gruppi di topi geneticamente modificati e portatori di una malattia neurodegenerativa: il primo è stato fatto crescere in ambiente sterile, mentre il secondo in un ambiente a normale presenza di batteri. I topi del primo gruppo mostravano meno difficoltà motorie e soprattutto meno aggreggati di alfa-sinucleina nel cervello rispetto a quelli cresciuti a contatto con batteri; inoltre, quelli a contatto con i microrganismi sono stati sottoposti a trattamento antibiotico ed hanno riscontrato un miglioramento delle abilità motorie.

Ciò che si può intuire da questo studio è che un’alterazione del microbiota intestinale può essere un segnale di predisposizione del morbo di Parkinson, poichè i batteri intestinali possono peggiorare i sintomi nei soggetti predisposti creando la possibilità alle proteine di accumularsi a livello cerebrale.

Le conoscenze ancora purtroppo sono poche, infatti, non si conoscono i batteri coinvolti direttamente in questa malattia, ma è un punto di inizio per indicarci come la buona salute del nostro intestino riesca a salvarci anche dalle malattie che coinvolgono organi lontani da esso e, soprattutto, apre la strada a nuove terapie per il Parkinson, quali il trattamento con prebiotici e prebiotici.

 

Francesco-Garritano

Dott. Francesco Garritano (biologo nutrizionista)

Direttore Scientifico rubrica NUTRIZIONE

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