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Trapianto record su una neonata, i genitori non l'hanno riconosciuta

Salute e Benessere
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Intervento record alla Città della Salute di Torino su una bimba appena nata, v enuta alla luce con una gravissima malformazione congenita del sistema nervoso centrale .

"Per la prima volta in Italia, una delle prime al mondo", annuncia l'azienda ospedaliera, è stata utilizzata con successo una tecnica di trapianto di membrane amniotiche su una neonata affetta da mielomeningocele: un difetto del tubo neurale di cui la mamma , una donna residente in una città dell'Alessandrino che non si era sottoposta a controlli in gravidanza, è venuta a conoscenza solo pochi giorni prima del parto.

"Ad oggi, nonostante il difficoltoso e drammatico inizio della vita della bambina, non riconosciuta alla nascita dai genitori sconvolti dall'evento", spiegano dall'ospedale, i medici manifestano "un certo ottimismo" sulla prognosi. "In ospedale la chiamiamo Bianca. Non vogliamo dare giudizi perché non conosciamo né l'identità né la storia di questa mamma, ma con la semplice assunzione di acido folico e i normali controlli in gravidanza forse non si sarebbe arrivati a tutto questo". Così Enrico Bertino, direttore di Neonatologia dell'università di Torino, racconta all'AdnKronos Salute la vicenda umana che sta dietro al successo chirurgico. Una storia triste, ancora più drammatica perché prevenibile.

"Oggi - precisa il medico - già a 18-20 settimane di gestazione questi casi vengono scoperti con una semplice ecografia prenatale. E nelle forme più tremende si può interrompere la gravidanza". Inoltre il mielomeningogele si può evitare "attraverso l'integrazione con acido folico da iniziare già prima del concepimento. E' una delle profilassi più a basso costo e più efficaci di tutte, grazie alla quale l'incidenza di questi problemi viene più che dimezzata".

Oggi l'incidenza del mielomeningocele è pari a 1 caso ogni 8 mila nati. Invece ora la piccola Bianca, battezzata così dal personale della Terapia subintensiva neonatale dell'ospedale Regina Margherita, che la accudisce come una figlia comune, è in cerca di una famiglia che non ha. "Possiamo già dire che è fuori pericolo di vita - precisa Bertino - ma non siamo ancora in grado di prevedere se la piccola riporterà delle conseguenze, né di che entità. Sicuramente questo sorprendente risultato apre nuovi spiragli di speranza. Sappiamo che ci sono tante famiglie generose e ci auguriamo per questa bambina un futuro il più sereno possibile". Ecco le tappe dell'intervento.

La bimba è venuta alla luce a giugno presso la Neonatologia dell'ospedale Sant'Anna. Appena pochi giorni prima del parto era stata scoperta la sua malformazione, causata da un difetto di saldatura degli archi vertebrali posteriori con conseguente fuoriuscita delle meningi e del midollo spinale. A causa della grave sofferenza midollare, il rischio maggiore in questi casi è quello di una impossibilità o di una grave difficoltà a camminare e di un mancato controllo della vescica, oltre a un corollario di altri possibili sintomi neurologici.

Subito trasferita presso la Rianimazione dell'ospedale Infantile Regina Margherita, la neonata è stata sottoposta a intervento neurochirurgico di riparazione del difetto congenito da parte dell'équipe diretta da Paola Peretta. Restava però da chiudere il grave difetto della cute sovrastante la malformazione. Un problema che, in questi casi, rappresenta il più grave pericolo per la sopravvivenza e la qualità della vita dei piccoli pazienti, compresa la ripresa motoria. Per questo motivo, durante il successivo ricovero nel Reparto di terapia subintensiva neonatale del Regina Margherita, Giovanni Montà della Chirurgia plastica pediatrica ha deciso di adottare una tecnica mai utilizzata finora in ambito neonatale.

Per la copertura del difetto cutaneo sono state applicate delle membrane amniotiche: materiale con caratteristiche rigenerative e antinfiammatorie del tutto particolari, senza rischi di rigetto né necessità di terapie immunosoppressive. Le membrane amniotiche usate in questa tecnica sono estratte da placente raccolte da taglio cesareo e vengono inviate alla Banca dei tessuti di Treviso, che le sottopone ad accurati controlli di laboratorio per poi trattarle e conservarle pronte all'utilizzo. Finora questo materiale è stato applicato, soprattutto nell'adulto, solo in altri ambiti della chirurgia come il trattamento delle ustioni e delle ulcere cutanee.

"Nella bimba la velocità di riparazione della perdita di sostanza è stata sorprendentemente rapida e ha consentito di iniziare il percorso fisioterapico precocemente", dicono i sanitari. "Questa rapida ripresa apre importanti speranze per fornire alla piccola paziente un iter terapeutico più rapido, accorciando il preziosissimo intervallo critico per rendere favorevoli gli interventi di riabilitazione indispensabili per la sua qualità di vita futura", dichiara Francesca Giuliani, medico della Subintensiva neonatale del Regina Margherita.

Ora, aggiunge, "medici e infermieri stanno facendo squadra per sostenere il difficile percorso della piccola paziente". Da qui il cauto ottimismo degli esperti sul destino della piccola. Grazie alla medicina, Bianca è viva e vivrà.

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