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LA BATTAGLIA DELLA VOLLEY COSENZA CONTRO L’UTILIZZAZIONE DI ATLETE PROFESSIONISTE NEI CAMPIONATI DILETTANTISTICI DI SERIE C
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L’obiettivo è la modifica delle norme federali

L’obiettivo è la modifica delle norme federali

LA BATTAGLIA DELLA VOLLEY COSENZA CONTRO L’UTILIZZAZIONE DI ATLETE PROFESSIONISTE NEI CAMPIONATI DILETTANTISTICI DI SERIE C
LA BATTAGLIA DELLA VOLLEY COSENZA CONTRO L’UTILIZZAZIONE DI ATLETE PROFESSIONISTE NEI CAMPIONATI DILETTANTISTICI DI SERIE C

 

E’ da oltre due anni che la Volley Cosenza ha intrapreso una battaglia contro l’utilizzazione di atlete professioniste straniere nei campionati dilettantistici regionali di serie C. Da quantdo cioè diverse società militanti nel campionato calabrese di serie C, appigliandosi alle norme federali circa l’utilizzazione di atlete straniere in Italia, hanno iniziato ad tesserare in maniera indiscriminata giocatrici over provenienti da campionati esteri tanto da “falsare” il regolare andamento dei tornei stessi. Il punto su cui la Volley Cosenza chiede una urgente riflessione è l’utilizzazione di queste atlete solo nel campionati dilettantistici regionali o provinciali di serie D o C e non invece nel campionati nazionali di serie B o A. Esattamente l’opposto di quanto il buon senso richiederebbe, ovvero riservare i campionati regionali e provinciali alle atlete con cittadinanza italiana (meglio se under) o anche straniere under 16 o 18 senza precedenti in federazioni estere, al fine di investire in queste categorie sulle nuove leve e sui settori giovanili e consentire l’utilizzazione di atlete straniere “professioniste” nelle categorie superiori dove il tasso tecnico ed agonistico aumenta.

Non è un problema di “razzismo” come qualcuno vorrebbe far intendere, ma è semplicemente un problema di “buon senso”. Non si possono mettere a confronto atlete che nei loro paesi di origine hanno militato in serie B o persino in serie A e farle scendere in campo in Italia nei campionati dilettantistici di seria C o D. E’ un controsenso legittimato da norme della FIPAV oggettivamente senza senso. E’ contro queste norme che la Volley Cosenza sta protestando. Non è corretto mettere a confronto atlete che vivono di pallavolo con una storia anche importante alle spalle e che dalla mattina alla sera si allenano e si preparano contro ragazze che studiano e lavorano e che riescono a dedicare solo alcune ore della giornata alla pallavolo. Aggiungesi che gli impianti in cui si gioca spesso sono obsoleti e al limite sia per qualità strutturale che per illuminazioni e allora si assiste alla “grande giocatrice” che osannata dal pubblico batte al salto o schiaccia elevandosi oltre categoria a rete e che la ragazzina dall’altra parte manco vede la palla. Che divertimento ci sia non è dato sapere.

Ma vediamo cosa dice il regolamento della Federazione Italiana Pallavolo: In ottemperanza a quanto previsto dall’ITC PROCEDURE AND ADMINISTRATIVE FEE REGULATIONS della FIVB, gli atleti stranieri maggiorenni già tesserati per Federazione Straniera possono giocare in Italia nei Campionati Regionali e Provinciali solo se in possesso di ITC NO INTERNATIONAL RIGHTS. La dichiarazione della Federazione di Origine dell’atleta attestante che l’atleta da almeno 4 stagioni sportive, antecedente quella di richiesta del tesseramento, non prende parte ad attività ufficiale è sostituita da apposita annotazione che la Federazione di origine dell’atleta redige nel paragrafo “Conditions” presente nell’ITC. ? gli atleti possono essere utilizzati nei campionati di categoria, nei campionati regionali di primo livello e nei campionati di serie “C” e “D” senza limite di numero.

L’obiezione della Volley Cosenza è quindi sul “sistema” e non sulla singola situazione. Norme che contrastano persino con quelle di qualsiasi altra federazione sportiva. Va anche purtroppo, rimarcato, ahimè, che il fenomeno è tipicamente “calabrese”. Infatti nelle altre regioni (più ricche) le società sportive investono i propri denari per la valorizzazione dei giovani, da noi invece si preferisce pagare stipendi ad atlete straniere forti e di sicuro rendimento. Succede spesso che queste giocatrici arrivino a campionato ampiamente iniziato andato così a “squilibrare” equilibri e classifiche. C’è però il rovescio della medaglia: le società calabresi che salgono nelle categorie superiori, poi, vanno a confrontarsi con realtà di altre regioni che invece hanno investito sui settori giovanili. E qui casca l’asino: proprio perchè dalla serie B non possono più essere utilizzate le atlete straniere, se non in casi ben limitati, le formazioni nostrane sono sempre in fondo alle classifiche o chiudono battenti ben presto. Tra i paesi di origine di tali atlete primeggiano il Brasile e la Bulgaria, con presenze anche di Cuba e Argentina. Per fortuna anche in Calabria c’è ancora qualche società che lavora in modo oculato con l’attenzione rivolta ai settori giovanili perché investire sui giovani significa investire sul futuro.

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