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Lampedusa, 29 morti assiderati. Procura apre inchiesta Il medico dell'isola: "La strage si poteva evitare"

Italia
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Sono 29 i profughi morti per assideramento dopo il trasbordo sulle motovedette e i mezzi della Guardia costiera nel Canale di Sicilia. Lo conferma all'Adnkronos il direttore sanitario dell'isola di Lampedusa Pietro Bartolo che ha accolto i cadaveri al molo Favaloro. La Procura di Agrigento ha aperto un'inchiesta sulla vicenda.

Lo conferma all'Adnkronos il Procuratore capo di Agrigento Renato Di Natale che spiega: "Al momento è un fascicolo contro ignoti, prima dobbiamo leggere le informative e poi decideremo per quali reati procedere. Non escludiamo l'omicidio colposo o doloso, ma è ancora troppo presto". I corpi delle vittime, tutti uomini, verranno sistemati nella vecchia aerostazione di Lampedusa in attesa dell'ispezione cadaverica. Non potranno essere trasferiti prima di mercoledì con la nave. "Tra i profughi salvati l'unico ce n'è uno, in ipotermia, che desta qualche preoccupazione. Sarà trasferito in ospedale" spiega all'Adnkronos il direttore generale dell'Asp di Palermo, Antonio Candela. .

"Sono sconvolto, sono davvero sconvolto - si sfoga il direttore sanitario di Lampedusa Pietro Bartolo -. Non riuscirò mai ad abituarmi a queste tragedie. Ma questa volta posso dire che questa strage di poteva evitare. Mi spiace dirlo, ma con la fine di Mare nostrum siamo tornati a contare i morti in mare"."Sono stanco - dice all'Adnkronos - Questi profughi potevano essere salvati. Sarebbe bastato che li andassero a prendere con le navi militari e non co i gommoni o le motovedette in mare aperto con questo gelo e con questo maltempo".

"Non ci risulta che ci siano altri cadaveri al momento - dice Bartolo - Speriamo che la conta dei morti si fermi qui. Non vorrei si ripetesse un'altra strage del 3 ottobre 2013". Secondo una prima ricostruzione i profughi, già debilitati per la traversata sul barcone con il freddo e la pioggia, sono morti per assideramento durante e, dopo il trasbordo sui mezzi della guardia costiera, arrivati da Lampedusa. L’arrivo delle 2 motovedette a Lampedusa, previsto inizialmente nella mattinata di oggi, è ritardato a causa del maltempo che sta imperversando nel Canale di Sicilia e che rende la navigazione particolarmente difficoltosa.

"I 366 morti di Lampedusa non sono serviti a niente, le parole del Papa non sono servite a niente, siamo tornati a prima di Mare Nostrum. E' la realtà" ha detto all'Adnkronos Giusi Nicolini, sindaco di Lampedusa. "E' la prova che Triton non è Mare Nostrum - dice ancora Giusi Nicolini - Siamo tornati indietro". E annuncia che chiederà "al più presto un incontro al Viminale per sapere come dobbiamo organizzarci in vista dell'arrivo della primavera".

"Dovremmo metterci tutti in ossequioso silenzio e pensare che questi erano uomini come noi e sono morti in una maniera indegna per un essere umano" ha detto a Radio Vaticana il vescovo di Agrigento, mons. Francesco Montenegro. "La Guardia costiera sta facendo il proprio lavoro oltre ogni limite. Gli uomini della Capitaneria di porto di Lampedusa sono fuori da oltre 24 ore, in condizioni meteo proibitive. Ma come diciamo da tempo i mezzi messi in campo da Triton non sono sufficienti" ha detto all'Adnkronos Carlotta Sami, portavoce dell'Unhcr.

“Lampedusa oggi accoglie di nuovo i corpi senza vita di migranti in fuga da guerre, fame, violenze o gravi rischi per la loro vita, morti in mare per il freddo. Le cattive condizioni climatiche invernali non hanno interrotto il flusso degli arrivi via mare, a dimostrazione della mancanza di alterative per chi è costretto, nonostante tutto, a tentare la traversata” scrive Raffaela Milano, Direttore Programmi Italia-Europa di Save the Children. Dal Centro Astalli chiedono che siano aperti subito canali umanitari.

“Ancora una volta, attoniti davanti all’orrore, ci troviamo a chiedere la creazione immediata di canali umanitari sicuri che evitino a uomini e donne in fuga da guerre e persecuzioni di rischiare la vita affidandosi a trafficanti di essere umani”, ha detto afferma P. Camillo Ripamonti, presidente Centro Astalli. "Mentre il dibattito tra Stati e istituzioni europee continua a essere sempre più incentrato su questioni prettamente economiche e finanziarie - prosegue Ripamonti - la vita e i diritti dei migranti vengono regolarmente messi in secondo piano. Ma noi non vogliamo e non possiamo accettare che il Mediterraneo continui a essere un cimitero”.

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