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Concordia, giudici in camera di consiglio. Schettino piange: "La mia testa per salvare altri"

Italia
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I giudici del Tribunale di Grosseto si sono ritirati in camera di consiglio alle 12.15 per decidere la sentenza del processo sul naufragio della Costa Concordia, che il 13 gennaio 2012, davanti alla costa dell'isola del Giglio provocò 32 morti.

Subito dopo la conclusione dell'udienza, Francesco Schettino ha lasciato il teatro Moderno di Grosseto per raggiungere un albergo vicino al capoluogo della Maremma. Qui l'ex comandante della Costa Concordia attenderà il verdetto insieme ai suoi due avvocati, Domenico Pepe e Donato Laino. Schettino questa mattina ha reso dichiarazioni spontanee e ha pianto in aula: ''Quel 13 gennaio di tre anni fa sono morto anch'io'', ha detto aggiungendo che ''è difficile definire vita quella che sto vivendo io dal 13 gennaio di tre anni fa". ''E' stato detto che non mi sono assunto le mie responsabilità e che non ho chiesto scusa per quello che è accaduto: non è vero - ha detto - Sono sempre stato della convinzione che il dolore non va esibito per non strumentalizzarlo''. ''La mia testa è stata offerta con la convinzione errata di salvare altre teste'', ha affermato l'ex comandante. ''Mi vedo costretto a raccontare momenti intimi che ho vissuto con alcuni naufraghi...'', ha continuato con la voce rotta dal pianto l'ex comandante della Costa Concordia.

Poi non riuscendo a proseguire la lettura del testo che aveva preparato, tra le lacrime ha aggiunto: ''Basta così''. Schettino ha quindi interrotto il suo discorso ed è stato abbracciato dai suoi legali. Il suo difensore Domenico Pepe nel corso della replica aveva detto che ''in tre anni Francesco Schettino ha espiato più di 30 anni di condanna e questo perché è accusato di aver abbandonato la nave. Ma questa non è la verità. Lui non ha abbandonato la nave''. ''Il mio cliente ha sofferto la peggiore delle offese: ha subìto di tutto - ha affermato tra l'altro Pepe - è stato dileggiato, perseguitato e aggredito''. Intorno a questo processo, ha aggiunto il legale dell'ex comandante, ''abbiamo visto tanti uccellacci e speculazioni di ogni tipo e la peggiore vittima è stato il mio cliente nei confronti del quale praticamente è stato richiesto un ergastolo''. Ieri il pm Stefano Pizza ha confermato la richiesta di condanna a 26 anni per l'ex comandante, con l'aggiunta di tre mesi di arresto per il pericolo di fuga. Durante la replica il pm ha ribadito che i giudici devono infliggere la "giusta pena" a Schettino, sostenendo che nei confronti dell'imputato non c'è stato nessun tipo di accanimento.

In precedenza uno dei difensori di Schettino, l'avvocato Donato Laino, aveva chiesto al Tribunale di rigettare la richiesta di arresto di tre mesi in caso di condanna, così come reclamato dalla Procura. Durante l'arringa lunedì scorso il difensore Domenico Pepe aveva chiesto l'assoluzione per l'omicidio colposo e per l'abbandono di nave. All'udienza sono intervenute anche le parti civili con le richiesta di danni. Francesco Schettino è l'unico imputato nel processo, accusato di naufragio colposo, omicidio colposo plurimo, lesioni colpose plurime, abbandono di nave, abbandono di persone incapaci e omessa comunicazione con l'autorità marittima. La richiesta di 26 anni di condanna contempla 14 anni per omicidio e lesioni colposi ai quali vanno ad aggiungersene altri 9 per l'accusa di naufragio e altri 3 per abbandono di incapaci e della nave. Il processo è iniziato davanti al Tribunale di Grosseto il 17 luglio 2013. Quasi 200 sono stati i testimoni, i consulenti e periti che sono sfilati durante le udienze nel corso di più di un anno e mezzo sul palco del teatro Moderno dove è stata allestita l'aula di giustizia. Gli atti del processo comprendono circa 55.000 pagine.

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