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Imprenditore lametino suicida per Equitalia

Catanzaro e Provincia
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Un biglietto scritto con un pennarello. “Perdonatemi”. Una richiesta di perdono rivolta alle persone più care, moglie e figli. Così un imprenditore di Lamezia, di 55 anni, ha deciso di togliersi la vita ieri dopo aver ricevuto una cartella esattoriale di Equitalia da 400mila euro.

Un gesto estremo. Quel gesto che trova l’epilogo in una corda e in un cappio. Terra maledetta la Calabria. Terra che non ti lascia via di scampo. E quando anche lo Stato che dovrebbe sostenerti, ti volta le spalle, anzi ti schiaccia, cosa resta da fare? “I problemi li porto via con me. La mia famiglia così avrà meno guai” è quello che pensano tutti ed è quello che avrà pensato anche l’imprenditore lametino. Quando Equitalia minaccia di pignorarti tutto e quel tutto per te rappresenta la vita, l’unica fonte di sostentamento, allora la depressione si fa strada dentro ed ha il sopravvento. Lamezia, un città fatta di piccoli imprenditori.

Che fino a prima della crisi vantava una fiorente realtà imprenditoriale. Poi i clienti hanno iniziato a non pagare più. “Non abbiamo i soldi”, “Il mese prossimo ti saldo tutto” le frasi più ricorrenti. Circostanze che accomunano tutte le attività produttive della zona già tormentata dalla morsa della criminalità organizzata. Già, perché in Calabria, oltre ad Equitalia c’è anche la ‘Ndrangheta che ti chiede il conto quando gli pare. Vari i nomi che si dividono un territorio: Torcasio, Arena, Grande Aracri, Pesce, Bellocco, Mancuso, cambia il nome ma non il terrore che ciascuno di loro incute, non le pretese che puntuali come un orologio arrivano ad avanzare verso chi lavora onestamente e si spacca la schiena, come se il sudore fosse condiviso. I fidi degli istituti di credito sono utili, ma poi?

Le banche arrivano a chiederti con gli interessi quanto ti è servito per andare avanti. Ti chiedono il conto e spingono ancora di più il coltello nella ferita. Un’economia, quella calabrese, quella italiana che sembra non avere più speranze e allora la frase “Qui la gente muore. Qui lo Stato ti suicida” tante volte ascoltata e riferita agli imprenditori del che si tolgono la vita inizia ad assumere un senso. Lo Stato chiede, pretende, ma non dà. Dove sono gli aiuti? Dov’è il welfare? Dove è lo Stato quando il popolo è alla fame? Siamo davanti ad un bivio e il Governo, l’Esecutivo e la nostra Regione, tutti, dovrebbero scegliere se salvare i propri cittadini o stringere il nodo del cappio spingendo con un calcio lo sgabello.

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