Il sito "il Centro Tirreno.it" utilizza cookie tecnici o assimiliati e cookie di profilazione di terze parti in forma aggregata a scopi pubblicitari e per rendere più agevole la navigazione, garantire la fruizione dei servizi, se vuoi saperne di più leggi l'informativa estesa, se decidi di continuare la navigazione consideriamo che accetti il loro uso.
Annunci AdSense
home-1

Abbiamo 1223 visitatori e nessun utente online

Annunci CT Partner
article-top
Annunci AdSense
article-top

Giorno della Memoria: la storia sconosciuta del Campo di Ferramonti

Cosenza e Provincia
Typography

Giugno 1940. Calabria, provincia di Cosenza. Ferramonti di Tarsia: qui nasce il primo e più grande campo di internamento per ebrei stranieri d'Italia. È una storia poco conosciuta quella del campo in cui transitano, nei cinque anni e mezzo in cui rimane attivo, circa quattromila cittadini ebrei: l'Italia è appena entrata in guerra e i cittadini ebrei, anche se appartenenti a nazioni alleate dell'Italia, sono considerati nemici e devono essere arrestati e internati.

Anche se il campo di Ferramonti viene liberato dagli inglesi nel settembre del 1943, sono in molti a restare a viverci anche negli anni a seguire. Dal punto di vista cronologico, è il primo campo di concentramento per ebrei ad essere liberato e anche l'ultimo ad essere formalmente chiuso. A Ferramonti gli ebrei sono raccolti e internati, ma non uccisi o deportati. All'interno del campo la vita non è facile, ma è comunque ben lontana da quella cui sono costretti gli ebrei imprigionati nei campi di concentramento tedeschi. È sì un luogo di prigionia, ma non di violenza né di coercizione, dove si può sopravvivere in relativa sicurezza e salute e senza la preoccupazione di essere deportati. Saranno in totale 38 gli ebrei (e 5 i non ebrei) a perdere la vita durante il periodo trascorso a Ferramonti, dove in totale passano circa quattromila ebrei provenienti da tutta Europa.

Per uno degli strani scherzi che il destino a volte riserva, gli unici internati a morire sotto i colpi di mitragliatrice sono quelli uccisi da un aereo alleato, che sorvolando il campo lo scambia per un sito militare ostile e fa fuoco sugli occupanti, colpendo a morte quattro persone e ferendone altre 16. L'organizzazione del campo funziona: bambini e ragazzi vanno a scuola (dall'asilo alle superiori) e viene istituita anche una scuola talmudica, gli internati si autogestiscono nelle attività, si lavora e si fa vita sociale, persino teatro. Si pratica la religione nelle tre sinagoghe. Ci sono la mensa e lo spaccio e gli internati ricevono un sussidio statale: dopo poco tempo anche i numerosi professionisti sono costretti a ricorrervi per provvedere al sostentamento delle proprie famiglie. C'è l'assistenza sanitaria, molto importante considerate le condizioni di Ferramonti: le baracche sorgono su un'area malarica, scarseggia l'acqua potabile e il cibo è carente. Grazie all'elevato numero di medici tra gli internati, si arriva ad avviare un ambulatorio e un primo soccorso, attivo giorno e notte.

Tra le baracche del campo di Ferramonti, dal 24 al 29 gennaio 2015, sono previsti una serie di appuntamenti, riportati nella locandina allegata. Organizzata per la prima volta dal comune di Tarsia, la Giornata si articola con diverse attività che vanno dagli incontri con i testimoni alle mostre documentarie, dalle visite alle scuole alle presentazioni di cortometraggi, pieces teatrali e volumi che trattano la realtà del campo. In particolare il 27 gennaio 2015, in occasione del Giorno della Memoria, la giornata inizia con la cerimonia religiosa in ricordo dei morti al campo di Ferramonti, celebrata dal Rav. Moshe Lazar, rabbino della sinagoga Angelo Mordecai Donati di Milano. Viene anche presentato il libro “Il Kaddish a Ferramonti - Le anime ritrovate” di Enrico Tromba, Antonio Sorrenti e Stefano Nicola Sinicropi (Ed. Prometeo).

Si possono incontrare i testimoni Haim Farkash - allora bambino, è uno degli ultimi sopravvissuti tra i profughi del Pentcho, il battello fluviale con 500 ebrei dell'Europa dell'est che dopo anni di peripezie sono arrivati a Ferramonti nel 1942 - e Dina Smadar, oggi artista internazionale e figlia di una coppia che ha viaggiato sul Pentcho. Proiezione del documentario “Ferramonti, il campo sospeso” e incontro con il regista Cristian Calabretta , mostre fotografiche e documentali. Durante la manifestazione di martedì 27 gennaio, ai morti del campo verranno dedicati gli Alberi della Memoria, offerti dal Comune di Cittanova, città che ospita già un suo Giardino dei Giusti e che in questa maniera rafforza un sodalizio, non solo ideale, ma anche pratico.

Annunci AdSense
article-botton
Annunci AdSense
article-botton
Annunci AdSense
sidebar
il Centro Tirreno - Quotidiano online
sidebar-oroscopo
Annunci AdSense
sidebar
il Centro Tirreno - Quotidiano online
sidebar-meteo
Annunci AdSense
sidebar
Annunci AdSense
sidebar
Ti potrebbero interessare anche:
home-2
Annunci CT Partner
home-2
Annunci CT Partner
home-2