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Arbitro imparziale ma giocatori mi aiutino, Mattarella si presenta agli italiani

Politica
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"Nel linguaggio corrente si è soliti tradurre il compito del capo dello Stato nel ruolo di un arbitro, del garante della Costituzione. E' una immagine efficace. All'arbitro compete la puntuale applicazione delle regole. L'arbitro deve essere -e sarà- imparziale.

I giocatori lo aiutino con la loro correttezza". Parole che suonano come garanzia e stimolo per le forze politiche, quelle che Sergio Mattarella pronuncia a Montecitorio nel suo discorso di insediamento. E dà subito seguito pratico a questo proposito, segnalando la necessità di non arrestare il processo di riforme avviato, ma senza entrare nel merito delle soluzioni che vanno profilandosi. "E' significativo che il mio giuramento -dice il Capo dello Stato- sia avvenuto mentre sta per completarsi il percorso di un'ampia e incisiva riforma della seconda parte della Costituzione. Senza entrare nel merito delle singole soluzioni, che competono al Parlamento, nella sua sovranità, desidero esprimere l'auspicio che questo percorso sia portato a compimento con l'obiettivo di rendere più adeguata la nostra democrazia. Riformare la Costituzione per rafforzare il processo democratico".

"Come è stato più volte sollecitato dal Presidente Napolitano, un'altra priorità è costituita dall'approvazione di una nuova legge elettorale, tema sul quale è impegnato il Parlamento". E alle Camere e ai loro componenti, soprattutto quelli più giovani, Mattarella dedica affermazioni per sottolinearne l'importanza e il ruolo. "Questo stesso Parlamento presenta elementi di novità e di cambiamento. La più alta percentuale di donne e tanti giovani parlamentari. Un risultato prezioso che troppe volte la politica stessa finisce per oscurare dietro polemiche e conflitti. I giovani parlamentari portano in queste Aule le speranze e le attese dei propri coetanei. Rappresentano anche, con la capacità di critica, e persino di indignazione, la voglia di cambiare. A loro, in particolare, chiedo di dare un contributo positivo al nostro essere davvero comunità nazionale, non dimenticando mai l'essenza del mandato parlamentare". "L'idea, cioè, che in queste Aule non si è espressione di un segmento della società o di interessi particolari, ma si è rappresentanti dell'intero popolo italiano e, tutti insieme, al servizio del Paese.

Tutti sono chiamati ad assumere per intero questa responsabilità". Anche perchè, rimarca il Presidente della Repubblica, "condizione primaria per riaccostare gli italiani alle istituzioni è intendere la politica come servizio al bene comune, patrimonio di ognuno e di tutti. E' necessario ricollegare a esse quei tanti nostri concittadini che le avvertono lontane ed estranee". Nel discorso di Mattarella trovano spazio anche considerazioni su quello che deve essere un corretto rapporto tra governo e Parlamento. "Vi è -spiega- la necessità di superare la logica della deroga costante alle forme ordinarie del processo legislativo, bilanciando l'esigenza di governo con il rispetto delle garanzie procedurali di una corretta dialettica parlamentare". Ma "il volto della Repubblica -ricorda il Capo dello Stato è quello che si presenta nella vita di tutti i giorni: l'ospedale, il municipio, la scuola, il tribunale, il museo. Mi auguro che negli uffici pubblici e nelle istituzioni possano riflettersi, con fiducia, i volti degli italiani", quelli "di un popolo che vogliamo sempre più libero, sicuro e solidale.

Un popolo che si senta davvero comunità e che cammini con una nuova speranza verso un futuro di serenità e di pace". Prospettiva che va costruita non con "generiche esortazioni a guardare al futuro ma piuttosto" con "la tenace mobilitazione di tutte le risorse della società italiana", per superare difficoltà, problemi, emergenze che naturalmente non possono essere ignorate: la crisi economica, la criminalità organizzata e la corruzione, la minaccia del terrorismo internazionale. Punto di partenza innanzi tutto quell'"unità nazionale che lega indissolubilmente i nostri territori, dal Nord al Mezzogiorno", che significa anche "unità costituita dall'insieme delle attese e delle aspirazioni dei nostri concittadini", per "ridare al Paese un orizzonte di speranza". Mattarella passa quindi in rassegna le urgenze che vanno messe immediatamente in agenda: "dobbiamo saper scongiurare il rischio che la crisi economica intacchi il rispetto di principi e valori su cui si fonda il patto sociale sancito dalla Costituzione". Poi il Presidente della Repubblica ricorda che "la lotta alla mafia e quella alla corruzione sono priorità assolute", perchè "la corruzione ha raggiunto un livello inaccettabile", mentre "è allarmante la diffusione delle mafie, antiche e nuove, anche in aree geografiche storicamente immuni".

Ma un'altra delle più grandi preoccupazioni del Capo dello Stato, già emersa nelle parole pronunciate poche ore dopo l'elezione in occasione della vista al mausoleo delle Fosse Ardeatine, è la lotta al terrorismo internazionale, che "ha lanciato la sua sfida sanguinosa, seminando lutti e tragedie in ogni parte del mondo e facendo vittime innocenti". Guai però a "considerare la sfida terribile del terrorismo fondamentalista nell'ottica dello scontro tra religioni o tra civiltà, sarebbe un grave errore". Altrettanto sbagliato sarebbe rinchiudersi "nel fortino degli Stati nazionali". Piuttosto è "la comunità internazionale" che "deve mettere in campo tutte le sue risorse". Quella comunità internazionale nella quale svolge un ruolo centrale l'Europa, dove "l'Italia ha trovato l'affermazione della sua sovranità; un approdo sicuro ma soprattutto un luogo da cui ripartire per vincere le sfide globali". L'Unione europea perciò "rappresenta oggi, ancora una volta, una frontiera di speranza e la prospettiva di una vera unione politica va rilanciata, senza indugio". Un'Unione europea, esorta il Capo dello Stato, che deve essere "più attenta, impegnata e solidale" di fronte ai "milioni di individui e famiglie in fuga dalle proprie case che cercano salvezza e futuro proprio nell'Europa del diritto e della democrazia, un'emergenza umanitaria, grave e dolorosa".

"L'Italia ha fatto e sta facendo bene la sua parte e siamo grati a tutti i nostri operatori, ai vari livelli, per l'impegno generoso con cui fronteggiano questo drammatico esodo". E Mattarella indirizza "un pensiero di amicizia alle numerose comunità straniere presenti nel nostro Paese". Anche loro, sembra voler far intendere il Presidente della Repubblica, debbono essere ricompresi in quel concetto di comunità dal quale occorre ripartire e sul quale insiste anche nel suo breve saluto che rivolge alle autorità presenti al momento dell'insediamento al Quirinale. Una comunità alla quale appartengono i Marò Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, rispetto ai quali, sottolinea Mattarella nel suo discorso a Montecitorio, "occorre continuare a dispiegare il massimo impegno affinché" la loro "delicata vicenda trovi al più presto una conclusione positiva, con il loro definitivo ritorno in Patria". Una comunità di cui fanno parte padre Paolo Dall'Oglio, Giovanni Lo Porto e Ignazio Scaravilli, dei quali "non si hanno notizie in terre difficili e martoriate. A loro e ai loro familiari va la solidarietà e la vicinanza di tutto il popolo italiano, insieme all'augurio -sottolinea il Capo dello Stato- di fare presto ritorno nelle loro case".

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