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Renzi stringe con Alfano, ma resta il gelo con Fi. Dem assicurano: "numeri per riforme ci sono"

Politica
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"I numeri ci sono e andremo avanti". E' Debora Serracchiani, già in mattinata, a suonare la carica del Pd sulle riforme. Il giorno dopo lo stop (più o meno ultimativo) al patto del Nazareno da parte di Forza Italia, il vicesegretario 'dem' mette in chiaro quello che è il pensiero di Matteo Renzi, che in serata manifesta apprezzamento per il "contributo leale dei senatori" di Sc sulle riforme e su Mattarella, "una condivisione -assicura- che può andare oltre queste importanti circostanze".

Parole che sanno di annuncio. Potrebbe infatti essere formalizzato nei prossimi giorni, forse già domani, l''esodo' dei senatori di Scelta Civica (non del senatore a vita Mario Monti), al gruppo del Pd. Il tema comunque è quello dei voti per le riforme: spiega Ettore Rosato, abile 'uomo d'ordine' del Pd alla Camera: "Troveremo tutti i numeri di cui abbiamo bisogno per approvare le riforme. C'è un impegno serio tra forze politiche che va portato fino in fondo". Di certo, dopo una settimana travagliata, sembra essere tornato a casa l'Ncd. Angelino Alfano, ha raccontato lui stesso, ha visto Matteo Renzi e "l'incontro e' stato molto positivo".

Feeling ritrovato anche tra gli stessi centristi, visto che anche Maurizio Lupi sparge ottimismo: "Senza vecchi riti, dobbiamo portare avanti le riforma con maggiore responsabilità". Tuttavia i numeri non mentono e, anche se da Renzi non arrivano dubbi sul buon esito delle riforme, bisogna muoversi con cautela specie al Senato. Il punto è che, nonostante la voce grossa, alla fine nel Pd viene ritenuto difficile che Fi si sfilerà dal percorso riformatore. Oggi, sarà pure un caso, la giornata degli 'azzurri' non è stata delle più semplici: un emendamento del governo al milleproroghe ha rivisto il canone per le frequenze Rai e Mediaset. Intanto, il ministro della Giustizia Andrea Orlando ha annunciato l'intesa in maggioranza sul falso in bilancio. Sulle riforme, poi, il rischio grosso che corre Fi è che il Pd decida di confezionare riforme e soprattutto legge elettorale a suo totale piacimento.

Per usare le parole della Serracchiani: "A noi semplifica la vita l'assenza di Berlusconi e di Brunetta''. Comunque sia, è a palazzo Madama che riprende ad aleggiare lo spettro dei 'responsabili', quel gruppo di senatori pronti a puntellare il governo se necessario. "Chi appoggerà il governo provenendo da partiti al di fuori della maggioranza non è uno Scilipoti qualsiasi, sono persone consapevoli delle responsabilità verso l'Italia'', dice sempre il vice segretario Pd. Il remake di Scilipoti e Razzi, comunque, un pò di agitazione lo porta. E' Lupi, subito, a marcare il territorio: "Di responsabili il governo Berlusconi è morto. Le lezioni devono servire a tutti e io spero che quella lezione serva. A noi è servita". Dall'altro lato, è la minoranza Pd a mettersi alla finiestra. "Correggere le riforme si può e a mio avviso si dovrebbe, con o senza Forza Italia", dice Vannino Chiti. Il passaggio è chiaro: se non vale il patto del Nazareno, non ci sono più vincoli per cambiare le riforme. E allora i voti della minoranza dem valgono oro colato.

La carne al fuoco non manca, oltre alle riforme ci sono il jobs act, la delega fiscale, il decreto sulle popolari. Tutti argomenti che agitano i sonni del Pd e che potrebbero mettere a rischio il solido, fino a oggi, 'patto Mattarella'. Sempre la Serracchiani: "Bisogna avere sempre impressa la fotografia della bella figura che ha fatto il Pd votando compattamente Mattarella''. In questo contesto, Renzi pensa anche alla sostituzione lampo (senza rimpasto) della Lanzetta e alla eventuale creazione di un ministero per il Sud con l'ipotesi della competenza sui Fondi Ue. In corsa, Anna Finocchiaro, Valentina Paris, Anna Ascani, Stefania Covello, Teresa Bellanova. Di certo, il nuovo ministro sarà donna.

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