Profughi cristiani gettati in mare
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Profughi cristiani gettati in mare

Italia
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Tra oggi e domani il procuratore capo di Palermo, Francesco Lo Voi chiederà al gip del Tribunale la convalida del fermo dei quattordici immigrati che, secondo quanto raccontato da alcuni testimoni, durante la traversata dalla Libia alla Sicilia avrebbero gettato in mare dodici profughi cristiani.

Un quindicesimo immigrato arrestato è ancora minorenne ed è di competenza della Procura dei minori. Ieri pomeriggio, il ministro della Giustizia Andrea Orlando ha firmato con urgenza l'autorizzazione a procedere, chiesta dalla Procura di Palermo subito dopo il fermo. Il provvedimento era necessario perché la tragedia è avvenuta in acque internazionali. La lite, come hanno raccontato tra le lacrime gli altri profughi che si trovavano a bordo del gommone, sarebbe scoppiata per motivi religiosi. Sembra che un gruppo di musulmani, dopo avere visto pregare i cristiani li abbiano minacciati affermando che "l'unico Dio da pregare è Allah".

Dalle parole si è passati ai fatti. E in 12, nigeriani e ghanesi, sono stati gettati in mare dai loro compagni di viaggio musulmani. I quindici migranti arrestati, accusati di omicidio plurimo aggravato dall'odio religioso, sono del Mali, Senegal, Guinea Bissau e soprattutto della Costa d'Avorio. Intanto, continuano gli sbarchi. La polizia di Ragusa ha fermato nella notte un presunto scafista tunisino accusato di aver trasportato circa 300 migranti arrivati a Pozzallo. Tra loro anche 23 bambini e diverse donne in stato di gravidanza fuggite dalla Siria. Le operazioni di sbarco sono ancora in corso.