ISTAT, scomparse classe operaia e borghesia, aumentano le disuguaglianze
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ISTAT, scomparse classe operaia e borghesia, aumentano le disuguaglianze

Italia
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Secondo l’Istituto aumentano le diversità non solo tra le professioni ma anche all’interno degli stessi ruoli professionali.

ISTAT, scomparse classe operaia e borghesia, aumentano le disuguaglianze
ISTAT, scomparse classe operaia e borghesia, aumentano le disuguaglianze

Il Paese invecchia sempre di più: la quota di over 65 è la più alta d’Europa e 7 under 35 su 10 ancora a casa dei genitori. Disuguaglianze in aumento sempre più polverizzate dalla esplosione delle classi sociali, over-65 più numerosi d’Europa, maggioranza di impiegati e pensionati. Fotografie dell’Italia, dall’economia al lavoro, dai giovani alle famiglie, scattate dal Rapporto annuale dell’Istat pubblicato martedì mattina. «La diseguaglianza sociale non è più solo la distanza tra le diverse classi, ma la composizione stessa delle classi». Questa l’analisi contenuta nel rapporto, che traccia una mappa socio-economica dell’Italia, aggiornando i modelli tradizionali con schemi «multidimensionali». Per l’Istat «la crescente complessità del mondo del lavoro attuale ha fatto aumentare le diversità non solo tra le professioni ma anche all’interno degli stessi ruoli professionali, acuendo le diseguaglianze tra classi sociali e all’interno di esse».

L’Istat sottolinea come la classe operaia e il ceto medio siano «sempre state le più radicate nella struttura produttiva del nostro Paese» ma «oggi la prima - osserva l’Istat - ha abbandonato il ruolo di spinta all’equità sociale mentre la seconda non è più alla guida del cambiamento e dell’evoluzione sociale». Si assiste quindi a una «perdita dell’identità di classe, legata alla precarizzazione e alla frammentazione dei percorsi lavorativi». Per l’Istituto ci sono interi segmenti di popolazione che «non rientrano più nelle classiche partizioni: giovani con alto titolo di studio sono occupati in modo precario, stranieri di seconda generazione che non hanno il background culturale dei genitori, stranieri di prima generazione cui non viene riconosciuto il titolo di studio conseguito, una fetta sempre più grande di esclusi dal mondo del lavoro dovuta - sottolinea l’Istituto - anche al progressivo invecchiamento della popolazione».

Ecco che nella nuova geografia dell’Istat «la classe operaia», che «ha perso il suo connotato univoco», si ritrova «per quasi la metà dei casi nel gruppo dei `giovani blue-collar´», composto da molte coppie senza figli, e «per la restante quota nei due gruppi di famiglie a basso reddito, di soli italiani o con stranieri». Anche la piccola borghesia si distribuisce su più gruppi sociali, in particolare «tra le famiglie di impiegati, di operai in pensione e le famiglie tradizionali della provincia». Secondo l’Istituto «la classe media impiegatizia è invece ben rappresentabile nella società italiana, ricadendo per l’83,5% nelle `famiglie di impiegati´».