COSENZA. Mito sepolto ALARICO E LA LEGGENDA DEI DUE FIUMI a cura del Critico d'Arte Luigi Paolo Finizio
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COSENZA. Mito sepolto ALARICO E LA LEGGENDA DEI DUE FIUMI a cura del Critico d'Arte Luigi Paolo Finizio

Cosenza e Provincia
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Il progetto artistico "Mito sepolto" - Alarico e la leggenda dei due fiumi, elaborato dall'Associazione culturale Vertigo Arte di Cosenza, e voluto dall’Amministrazione comunale di Cosenza, guidata dal Sindaco Arch. Mario Occhiuto, aspira ad essere a nostro giudizio un momento di seria riflessione, utile a far crescere (nella città di Bernardino Telesio), la consapevolezza delle proprie radici storiche.

Questa per noi è una stimolante occasione che vede artisti affermati in campo internazionale impegnati attorno alla leggendaria figura del re visigoto Alarico. Migliore narrazione non poteva esserci per presentare interessanti opere di artisti contemporanei al Complesso Sant’Agostino negli spazi espositivi del Museo dei Brettii e degli Enotri. “Figura storica quella di Alarico (395-410) che si imprime – come scrive in catalogo il curatore della mostra L. Paolo Finizio – rapida e senza precisi contorni sulle soglie dei tempi medievali.

Nella sua breve esistenza di guerriero e patteggiatore di bottini, lungo il primo decennio del V secolo, la sua vicenda ha impresso nella storia una perdurante scia leggendaria nata in terra calabrese. Ad essa la città di Cosenza e l’associazione culturale ‘Vertigo Arte’ hanno inteso dedicare una rievocazione con l’iniziativa di questa mostra di arti visive intitolata: ‘Mito sepolto, Alarico e la leggenda dei due fiumi’. Provocati e coinvolti, ciascuno degli artisti invitati ha fornito una propria rimemorazione immaginativa, un seguito di epifanie plastiche con cui la leggenda di Alarico irrompe e si rigenera agli occhi dei visitatori che, secondo pure gli auspici dichi scrive, potranno nel suo percorso godere di una mostra parlante.

Una mostra che racconta e rigenera per fantasie ed evocazione un mito funereo, una leggenda ariana carica di credenze ultraterrene e aurei decori non tanto dissimile da quelle che ha potuto celebrare nell’oro del Reno la musica wagneriana.(…) Possiamo dire, per il tema della nostra mostra, che l’overture di tale marcia funebre, si può immaginare, risuoni pure nel rituale, accompagnato da canti e invocazioni, della leggendaria sepoltura di Alarico nel letto deviato del Busento. Luogo fluviale dove venne sepolto con il suo cavallo e l’aureo bottino in una fossa scavata dagli schiavi, forse quelli portati da Roma, poi decimati perché restasse segreta.

Un tesoro sepolto che come tanti altri, veri o leggendari, ha sollecitato la fantasia e le brame di numerosi investigatori sino ancora ai nostri giorni. Il mito sepolto di Alarico fece gola anche ai nazisti. Nei primi decenni dell’Ottocento il poeta tedesco August von Platen gli dedicò una poesia tradotta per noi dal Carducci, La tomba del Busento, che tra i versi rievoca la scena dello scavo e sepoltura: «cavan, cavano la terra e profondo il corpo calano, a cavallo, armato in guerra. Lui di terra anche ricoprono e gli arnesi d’or lucenti.»

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